Main Menu

Intelligenza artificiale a scuola

Intelligenza artificiale a scuola

Intelligenza artificiale a scuola

Intelligenza artificiale a scuola

La sfida è educare anche quando la tecnologia cambia tutto. Il racconto del panel a Gea

Alberta Testa ha seguito il panel "IA e scuola: quali problemi sul piatto" promosso da Fondazione Mondo Digitale nell'ambito di GEA – Giornate Educazione Ambiente negli spazi di Foqus a Napoli [vedi la notizia L’IA entra nel dibattito sulla scuola]. Ecco il suo resoconto della giornata dello scorso sabato 3 ottobre, accompagnato da alcune riflessioni finali.

Dalle regole per introdurre le nuove tecnologie in classe al ruolo insostituibile della relazione educativa: il confronto tra scuola, università e ricerca richiama la necessità di accompagnare l’innovazione con scelte condivise e una visione pedagogica chiara. 
L’intelligenza artificiale è già entrata nei processi di apprendimento. Studenti e docenti la utilizzano, si interrogano sulle sue possibilità e ne sperimentano i limiti. La questione, quindi, non è più soltanto se portarla a scuola, ma come integrarla nei percorsi educativi senza perdere di vista ciò che la scuola è chiamata a fare: formare persone capaci di pensare, comprendere, scegliere e agire in modo consapevole. È da questa tensione tra innovazione tecnologica e responsabilità educativa che ha preso le mosse il confronto tra Diomede Mazzone (docente di Informatica presso il Liceo Scientifico Gian Battista Vico di Napoli e vicepresidente del Cidi di Napoli), Michele Martini (ricercatore e docente in Sociologia dell'Educazione Digitale all'Università degli Studi di Napoli Federico II e Univ. di Bristol) e Delfina Malandrino (professoressa associata di Informatica all'Università degli Studi di Salerno), che hanno portato prospettive diverse, dalla scuola alle politiche internazionali, fino all’esperienza universitaria e alla collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale.

La scuola non può essere una porta girevole per le tecnologie
Diomede Mazzone ha richiamato l’attenzione su una contraddizione che accompagna da tempo l’innovazione scolastica: tecnologie introdotte con grandi aspettative rischiano di essere abbandonate o di restare inutilizzate quando mancano le condizioni concrete per integrarle nella didattica.
La scuola non può diventare una porta girevole, attraversata da strumenti che arrivano e scompaiono senza che siano stati definiti obiettivi, regole e modalità d’uso sostenibili. A volte, infatti, sono proprio i vincoli organizzativi e burocratici a rendere impraticabili le soluzioni tecnologiche. 
L’esempio dei visori per la realtà virtuale è emblematico. Per utilizzarli in sicurezza, agli studenti servono spazi liberi adeguati, che possono arrivare a richiedere due metri in tutte le direzioni. Quali classi dispongono di ambienti con queste caratteristiche? E cosa succede quando l’organizzazione degli spazi scolastici non consente di utilizzare gli strumenti acquistati?
La riflessione si è estesa alla valutazione. Con l’intelligenza artificiale generativa, il prodotto finale non è più necessariamente una prova attendibile delle competenze dello studente: un testo, una ricerca o una soluzione possono essere realizzati con un supporto esterno che rende più difficile capire cosa sia stato realmente appreso. Diventa quindi importante osservare anche il processo, il ragionamento, le scelte e le capacità messe in campo. 
Ma un cambiamento di questa portata non può essere affidato soltanto all’iniziativa del singolo insegnante. Servono criteri condivisi e indicazioni chiare, capaci di accompagnare il lavoro dei docenti e di garantire riferimenti comuni.

Big tech, politiche internazionali e centralità dell’insegnante
Michele Martini ha allargato lo sguardo al ruolo delle grandi aziende tecnologiche e alle politiche internazionali (da UNESCO a OECD e Commissione Europea) che stanno orientando lo sviluppo e l’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’educazione. In alcuni scenari, il docente sembra destinato a perdere centralità, mentre le tecnologie assumono un ruolo sempre più rilevante nei processi di apprendimento. 
È una prospettiva pericolosa, ma anche difficilmente realizzabile. La relazione educativa non è una semplice trasmissione di contenuti: è una relazione tra persone, fatta di ascolto, interpretazione, fiducia e capacità di riconoscere i bisogni di chi apprende. 
Una macchina può fornire risposte, suggerire percorsi e adattare materiali. Non per questo può sostituire il ruolo dell’insegnante, che accompagna gli studenti nella comprensione, li aiuta a orientarsi tra informazioni diverse e contribuisce alla loro crescita personale e sociale.
La sfida, dunque, non consiste nel contrapporre docenti e tecnologie, ma nel chiarire quale spazio debba essere assegnato agli strumenti digitali e quali responsabilità debbano restare saldamente nelle mani delle persone.

Dall’università alla scuola: l’esperienza di Delfina Malandrino
Delfina Malandrino ha portato il punto di vista dell’esperienza universitaria (laboratorio EdgeLab UNISA) e del lavoro di Terza Missione condiviso con la Fondazione Mondo Digitale, mostrando come il confronto con l’innovazione tecnologica riguardi tutti i livelli dell’educazione. 
Scuola e università sono chiamate a confrontarsi con strumenti che evolvono rapidamente, ma anche a interrogarsi sulle competenze che vogliono sviluppare e sulle condizioni necessarie perché l’innovazione produca un valore educativo concreto. 
Il dialogo tra ricerca, università, docenti e organizzazioni che operano sul territorio può contribuire a leggere i cambiamenti, sperimentare soluzioni e riportare le tecnologie all’interno di una visione più ampia dell’apprendimento. È un lavoro che richiede continuità, confronto e attenzione alle esperienze reali di chi insegna e di chi impara.

Educare con l’intelligenza artificiale o educare nonostante l’intelligenza artificiale?
La domanda che dovremmo porci non è soltanto come imparare a insegnare con l’intelligenza artificiale, ma anche come continuare a educare nonostante l’intelligenza artificiale, quando il suo utilizzo rischia di anticipare le risposte, ridurre lo sforzo necessario per comprendere e rendere meno visibile il percorso attraverso cui si costruisce una conoscenza. Le competenze fondamentali restano le stesse: pensiero critico, analitico, logico e computazionale, capacità relazionali, creatività e autonomia di giudizio. Sono queste le risorse che permettono di interpretare la realtà, affrontare problemi nuovi e prendere decisioni consapevoli. Oggi, però, dobbiamo insegnarle in un contesto in cui uno strumento può produrre risposte plausibili in pochi secondi, senza che chi le riceve abbia necessariamente gli strumenti per valutarle.
Se utilizzata senza consapevolezza, l’intelligenza artificiale rischia di sottrarre spazio proprio alle attività cognitive che la scuola dovrebbe coltivare: formulare ipotesi, sbagliare, verificare, argomentare, confrontare punti di vista e costruire una soluzione. Il rischio non è soltanto delegare un compito alla macchina, ma rinunciare progressivamente ad allenare le capacità necessarie per svolgerlo in autonomia. Per questo l’educazione digitale non può limitarsi a insegnare come utilizzare nuovi strumenti. Deve aiutare a comprenderne il funzionamento, riconoscerne i limiti, verificarne i risultati e scegliere quando sia opportuno ricorrervi e quando, invece, sia necessario fare affidamento sulle proprie capacità. È una responsabilità che riguarda tutta la comunit educante: docenti, famiglie, istituzioni, università e imprese. E richiede che gli insegnanti siano accompagnati, non lasciati soli a gestire cambiamenti che investono contemporaneamente la didattica, la valutazione e la relazione con gli studenti. La tecnologia può ampliare le opportunità di apprendimento, ma non determina da sola la qualità dell’educazione. Questa dipende dagli obiettivi che ci damo, dalle scelte che compiamo e dalla capacità di mettere le persone nelle condizioni di comprendere e governare il cambiamento. 

È qui che si misura la sfida educativa dell’intelligenza artificiale: non formare persone capaci soltanto di utilizzare strumenti sempre più sofisticati, ma persone capaci di pensare con autonomia anche quando quegli strumenti sembrano poter pensare al loro posto.

Altre notizie che potrebbero interessarti

I nostri progetti

L'offerta formativa per l'anno scolastico 2026-2027

L'offerta formativa per l'anno scolastico 2026-2027

PER STUDENTI, DOCENTI, DIRIGENTI E PERSONALE SCOLASTICO La Fondazione Mondo Digitale ETS accompagna scuole, docenti, studenti e comunità educanti nello sviluppo di competenze digitali, critiche e creative, per comprendere e...

PER LE SCUOLE SNODI FORMATIVI SULL'IA Per gli snodi formativi finanziati dal MIM, la Fondazione Mondo Digitale costruisce percorsi su misura per integrare le attività già previste con competenze, strumenti...

PER GENITORI, FAMIGLIE E CAREGIVER, PER LA SCUOLA "FUORI DALLA SCUOLA" L’educazione digitale non si ferma in classe. Per accompagnare bambini e adolescenti nella crescita servono alleanze educative più ampie...

Iscrivi la tua scuola Per aderire ai progetti dell’offerta formativa, inserisci il codice meccanografico della scuola, seleziona le attività di interesse e convalida i dati richiesti. Il modulo consente di...

Rimani aggiornato sulle nostre ultime attività, notizie ed eventi