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La scuola che impara

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La scuola che impara

Nel nuovo contributo su HuffPost Alfonso Molina riflette su inclusione, qualità e innovazione educativa

Come può una scuola sempre più eterogenea garantire un apprendimento di qualità per tutti? E che cosa significa davvero innovare in un sistema educativo complesso? 
Sono le domande al centro del nuovo contributo di Alfonso Molina, cofondatore e direttore scientifico della Fondazione Mondo Digitale, pubblicato su HuffPost con il titolo La scuola come sistema che apprende. 
La riflessione prende avvio da una condizione ormai ordinaria nella vita delle scuole: classi diverse per livelli di competenza, tempi di apprendimento, condizioni sociali, percorsi personali e background linguistici e culturali. In questo contesto, scrive Molina, la questione decisiva non è eliminare la differenza, ma comprendere quali condizioni permettano a una scuola eterogenea di produrre apprendimento di qualità per tutti. 
Un interrogativo che richiama la lezione di Tullio De Mauro: qualità e inclusione non sono obiettivi alternativi tra cui trovare un compromesso. La qualità della scuola si costruisce anche nella capacità di coinvolgere nei processi di apprendimento persone con condizioni di partenza differenti. Una visione che, sottolinea Molina, continua a orientare il lavoro della Fondazione Mondo Digitale nelle scuole dopo venticinque anni di attività. 
Da qui anche una diversa idea di innovazione educativa. Non soltanto tecnologie, nuovi modelli o discontinuità radicali. Il cambiamento può nascere dalla capacità di riconoscere ciò che già funziona, verificarlo, renderlo visibile, condividerlo e adattarlo ad altri contesti. Un processo progressivo che trasforma pratiche, relazioni e culture professionali. 
È in questa prospettiva che Molina richiama la comunità dei Docenti della scuola del noi: non semplicemente uno spazio per lo scambio di buone pratiche, ma una possibile infrastruttura di innovazione distribuita, dove i docenti portano problemi reali, sperimentano risposte, osservano gli effetti e costruiscono conoscenza attraverso esperienza, riflessione e confronto. 
Anche l’eterogeneità può così trasformarsi, attraverso un adeguato disegno pedagogico, in una risorsa per sviluppare apprendimento cooperativo, tutoraggio tra pari, autonomia e capacità metacognitive, senza sottovalutare il peso delle disuguaglianze e delle fragilità. 
Il punto di arrivo è una concezione della scuola come sistema capace di apprendere da sé stesso: dalle proprie pratiche, dai propri errori, dalla diversità delle persone e delle situazioni che la compongono. 
Come conclude Molina, l’inclusione non è un vincolo alla qualità, ma una delle condizioni attraverso cui la qualità può essere costruita e continuamente migliorata. E l’innovazione coincide sempre meno con l’introduzione di una novità e sempre più con la capacità del sistema educativo di apprendere dalla propria esperienza. 

Leggi su HuffPost il contributo di Alfonso Molina
La scuola come sistema che apprende

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