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Oltre l’algoritmo

Il futuro della cura: la centralità della responsabilità umana nella visione di Roberto Morandi

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Il futuro della cura: la centralità della responsabilità umana nella visione di Roberto Morandi

Nel quadro del progetto Il futuro della cura, l'intervento di Roberto Morandi, responsabile del laboratorio di soft skills presso l'Alta Scuola di economia e management dei sistemi sanitari (Altems), affronta una questione cruciale: cosa succede alla competenza umana quando la diagnostica e le decisioni vengono supportate da algoritmi e intelligenza artificiale? Secondo Morandi, la promessa di velocità ed efficienza della tecnologia porta con sé un paradosso: "La tecnologia aumenta, però di conseguenza aumenta anche la responsabilità umana".

Il paradosso delle competenze: perché l'AI ne richiede di più
Morandi smentisce la falsa convinzione secondo cui l'automazione riduca la necessità di abilità umane. Al contrario, proprio perché l'intelligenza artificiale non ha capacità decisionale autonoma, il carico professionale aumenta. "L'intelligenza artificiale non decide. L'intelligenza artificiale propone e il professionista deve interpretare, deve contestualizzare e decidere e quindi la responsabilità resta umana sempre".

La sfida della "traduzione": dal dato al significato
Un rischio concreto della digitalizzazione è la produzione di informazioni tecnicamente ineccepibili ma umanamente incomprensibili. Per Morandi, la comunicazione non è un accessorio, ma è "uguale alla responsabilità clinica". La competenza chiave in questo ambito è la capacità di traduzione: "tradurre la complessità in chiarezza, tradurre il dato in un significato e passare da una forma di informazione a una forma di comprensione".

Restare presenti: evitare il "rifugio nello strumento"
L'inserimento di una tecnologia in un percorso sanitario modifica inevitabilmente la relazione con il paziente. Il pericolo maggiore è che il professionista utilizzi lo strumento come uno scudo (il cosiddetto "lo dice il sistema"), creando distanza e perdita di fiducia. "La tecnologia non è un supporto, non sostituisce la presenza umana perché il paziente percepisce presenza o assenza e li percepisce immediatamente". Per questo, una delle competenze distintive del futuro è la capacità di restare presenti nella relazione, nonostante la mediazione tecnologica.

L'alleanza critica e il governo della tecnologia
Morandi invita a fuggire da due estremi: la delega totale alla macchina o il rifiuto pregiudiziale dello strumento. La posizione corretta è quella di un'"alleanza critica". Poiché l'algoritmo si basa su dati passati mentre la clinica è una realtà sempre unica e presente, il professionista deve mantenere il giudizio,. "Il ruolo professionale prevede non di eseguire, ma di governare". Questo significa valutare l'output dell'AI, riconoscerne i limiti e i possibili bias, evitando un "uso meccanico, un uso automatico, un uso inconsapevole che diventa pericoloso".

In sintesi, per Roberto Morandi, le soft skills sono il fattore che permette al professionista, e non alla tecnologia, di restare l'elemento distintivo del sistema. La domanda fondamentale non riguarda l'intelligenza delle macchine, ma "quanto siamo consapevoli noi quando la utilizziamo".
 

 

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