Su Avvenire l’intervista a Mirta Michilli sul divario digitale che ancora esclude una parte consistente della popolazione anziana dai servizi essenziali
Prenotare una visita, consultare un referto, accedere al conto corrente, utilizzare i servizi della pubblica amministrazione: attività sempre più spesso affidate a piattaforme e procedure online. Ma cosa accade quando le competenze necessarie per utilizzarle non sono alla portata di tutti?
È il tema affrontato da Antonio Piemontese sul quotidiano Avvenire, nell’articolo “Quegli anziani dimenticati dalla rivoluzione digitale. Più di uno su quattro ancora non accede a Internet”, pubblicato lo scorso 19 agosto, che raccoglie anche l’intervento di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale.
I dati restituiscono una distanza ancora significativa. Secondo l’ultimo rapporto Istat “Cittadini e Ict”, nel 2025 solo il 54,3% della popolazione tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno di base, mentre l’obiettivo europeo fissato per il 2030 è dell’80%. Tra le famiglie composte esclusivamente da persone con almeno 65 anni, solo il 63,9% dispone di un accesso a Internet da casa. E se tra i 65 e i 74 anni il 72,5% ha utilizzato Internet nei tre mesi precedenti la rilevazione, tra gli over 75 la quota scende al 35,7%.
Un dato particolarmente significativo proprio perché gli over 75, pur essendo tra i cittadini che ricorrono più frequentemente ai servizi sanitari, assistenziali e previdenziali, restano generalmente esclusi dagli indicatori europei sulle competenze digitali.
“Il digitale deve aumentare la libertà delle persone, non la loro dipendenza dagli altri. La vera infrastruttura del Paese non è fatta solo di reti, piattaforme o servizi digitali, ma soprattutto dalle competenze delle persone. Se mancano, anche la migliore innovazione rischia di produrre nuove disuguaglianze”, sottolinea Mirta Michilli. La questione non riguarda quindi soltanto l’accesso alla tecnologia, ma la possibilità concreta di esercitare diritti e mantenere autonomia in una società in cui sempre più servizi diventano digitali.
Anche sicurezza e accessibilità devono procedere insieme. Procedure di autenticazione complesse, codici temporanei e passaggi aggiuntivi possono aumentare la protezione, ma diventare allo stesso tempo ostacoli per chi ha minore familiarità con gli strumenti digitali.
“La sicurezza è indispensabile. Il problema nasce quando viene progettata pensando troppo poco alle persone”, osserva Michilli nell’intervista. “Ogni codice temporaneo, ogni procedura aggiuntiva aumenta la protezione, ma anche il carico cognitivo sugli utenti. Molti rinunciano ai servizi o chiedono aiuto ad altri, esponendosi paradossalmente a nuovi rischi”.
La risposta passa dunque da servizi più accessibili, assistenza facilmente raggiungibile e soprattutto da un investimento continuativo nelle competenze.
È una sfida che la Fondazione Mondo Digitale affronta fin dal 2002, quando ha avviato Nonni su Internet, il programma di alfabetizzazione digitale intergenerazionale che ha portato migliaia di studenti a diventare tutor dei cittadini più anziani. Un modello nato più di vent’anni fa e ancora attuale: non sostituirsi alle persone, ma accompagnarle affinché possano acquisire autonomia, sicurezza e fiducia nell’uso delle tecnologie. Perché l’innovazione è davvero inclusiva solo quando nessuno è costretto a dipendere da qualcun altro per esercitare un proprio diritto.