Educare all’uso responsabile della tecnologia: Mirta Michilli interviene su *Style Piccoli*
Come sta cambiando l’apprendimento nell’era dell’intelligenza artificiale? E quale ruolo sono chiamati a svolgere gli insegnanti e gli adulti in un contesto in cui bambini e ragazzi utilizzano la tecnologia in età sempre più precoce?
Queste domande sono al centro di “L’apprendimento nell’era dell’IA”, un approfondimento pubblicato nel numero di settembre-ottobre 2026 di Style Piccoli, la rivista del Corriere della Sera. L’approfondimento riflette sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta determinando nei processi educativi, senza perdere di vista due elementi essenziali: il rapporto tra insegnante e alunno e la centralità del pensiero critico.
Tra le voci intervistate dalla giornalista Manuela Ravaro c’è quella di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, che mette in guardia da un malinteso ancora molto diffuso: confondere la familiarità dei giovani con smartphone, piattaforme e app con una vera e propria alfabetizzazione digitale.
«Confondiamo il cosiddetto stile di vita digitale con le competenze digitali necessarie per una piena cittadinanza».
Per questo motivo, sottolinea Michilli, genitori e insegnanti non devono sottrarsi alle proprie responsabilità educative solo perché si sentono meno abili dei giovani nell’uso della tecnologia. Il ruolo degli adulti non è quello di sapere tutto, ma di aiutare i giovani a sviluppare la capacità di fare delle scelte, una mentalità critica e il senso di responsabilità.
Questa prospettiva riassume anche in una sola frase il principio che da anni guida il lavoro della Fondazione:
«La trasformazione digitale delle scuole non dipende dagli strumenti, ma dalle persone».
L’articolo descrive inoltre alcune iniziative che stanno introducendo l’intelligenza artificiale nei contesti educativi in modo concreto. Tra queste vi è Experience AI, il programma della Fondazione Raspberry Pi sviluppato in collaborazione con Google DeepMind, che ha già coinvolto oltre 4.300 insegnanti e 271.000 alunni e che, a partire dal nuovo anno scolastico, sarà potenziato da AI Quest, un programma che permette agli alunni di età compresa tra gli 11 e i 14 anni di sperimentare la ricerca applicando l’intelligenza artificiale a temi quali il clima, la salute e la scienza.
Si tratta di un modo per trasformare l’IA da strumento da utilizzare passivamente in una materia di conoscenza, sperimentazione e responsabilità, ripristinando il ruolo fondamentale della scuola: aiutare i giovani non solo a utilizzare la tecnologia, ma anche a comprenderla e a metterla in discussione.