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La trasformazione digitale inclusiva, una sfida per la politica

Gli interventi di Silvia Roggiani e Lorenzo Malagola, promotori dell'Intergruppo parlamentare per l'economia sociale

La trasformazione digitale inclusiva, una sfida per la politica

La trasformazione digitale inclusiva, una sfida per la politica

Gli interventi di Silvia Roggiani e Lorenzo Malagola, promotori dell'Intergruppo parlamentare per l'economia sociale

Come rendere la trasformazione digitale un'opportunità per tutte le organizzazioni dell'economia sociale, comprese quelle più piccole e meno strutturate? E come governare l'accelerazione dell'intelligenza artificiale, tutelando la capacità delle persone di pensare, conoscere, lavorare e costruire relazioni? Sono le due prospettive complementari emerse dagli interventi di Silvia Roggiani e Lorenzo Malagola, deputati e promotori dell'Intergruppo parlamentare per l'economia sociale, che hanno partecipato il 21 ottobre al convegno “L'economia sociale nell'era digitale”, organizzato a Roma dalla Fondazione Mondo Digitale ETS in occasione dei suoi 25 anni. Il confronto si è inserito nella riflessione sul Piano nazionale per l'economia sociale e sulla proposta della Fondazione di rafforzarne la dimensione digitale attraverso una Carta in dieci punti, aperta al contributo delle istituzioni e delle organizzazioni del Terzo settore.

Riconoscere il valore economico dell'economia sociale
Per Silvia Roggiani, uno dei risultati più importanti del Piano nazionale è il riconoscimento del ruolo economico e strategico dell'economia sociale. Un settore che, ha sottolineato, non può essere considerato residuale o confinato a una funzione riparativa e assistenziale. La sua rilevanza per il Paese è tale da poter essere accostata, per peso economico, a quella di un comparto emblematico del sistema produttivo italiano come la moda. Il riconoscimento rappresenta però soltanto un primo passaggio. La sfida successiva consiste nel mettere le organizzazioni nelle condizioni di svilupparsi, innovare e affrontare i cambiamenti in corso. È anche l'obiettivo dell'Intergruppo parlamentare: mantenere alta l'attenzione istituzionale sull'economia sociale, a partire dalle opportunità offerte dalla legge di bilancio e dagli strumenti necessari per dare attuazione al Piano. Accanto alle questioni fiscali, all'accesso ai finanziamenti e alle garanzie, Roggiani ha individuato nella trasformazione digitale uno dei principali fattori capaci di sostenere la crescita del settore.

Le stesse opportunità per grandi e piccoli enti
Uno dei problemi evidenziati dalla deputata riguarda le differenze tra le organizzazioni più strutturate, che possono investire in tecnologie e competenze, e le piccole realtà territoriali, spesso prive delle risorse necessarie. Il rischio è che la digitalizzazione finisca per accentuare queste distanze, rendendo ancora più difficile per le organizzazioni minori partecipare ai processi di innovazione. Per questo servono infrastrutture e strumenti condivisi, capaci di mettere anche i piccoli enti nelle condizioni di operare all'interno di un ecosistema integrato. Il digitale può diventare un fattore abilitante per l'intera economia sociale, sostenendo la collaborazione, migliorando la capacità organizzativa e valorizzando esperienze che altrimenti rischierebbero di rimanere isolate. Roggiani ha riconosciuto il contributo offerto dalla Fondazione Mondo Digitale in 25 anni di attività, attraverso progetti che hanno accompagnato persone, associazioni e comunità nell'accesso alle opportunità tecnologiche. La sfida, oggi, è rendere strutturale questo lavoro, passando dalle singole esperienze a condizioni di accesso e innovazione più diffuse.

La forza della prossimità
Tra le risorse più importanti dell'economia sociale, Roggiani ha richiamato la capacità di prossimità: la presenza nei quartieri, la conoscenza dei territori e l'attenzione ai bisogni che spesso sfuggono alle istituzioni più grandi. Una capacità che le tecnologie possono contribuire a rafforzare. La deputata ha citato esperienze milanesi come Milano Aiuta e la Scuola dei Quartieri, nelle quali gli strumenti digitali hanno contribuito a mettere in relazione risorse e bisogni, dando maggiore visibilità alle risposte sviluppate dalle realtà locali. L'innovazione può così sostenere un patrimonio di relazioni e competenze già presente nei territori, favorendo la collaborazione tra organizzazioni e rendendo più accessibili le opportunità. È una prospettiva che richiama direttamente la Carta proposta dalla Fondazione Mondo Digitale, in particolare le priorità dedicate al rafforzamento delle organizzazioni, alla facilitazione digitale e alla connessione tra capitale sociale e capitale comunitario.

L'intelligenza artificiale e il rischio di nuove disuguaglianze
Roggiani ha dedicato l'ultima parte dell'intervento al tema dell'intelligenza artificiale, richiamando il primo punto della Carta: la necessità che l'economia sociale assuma un ruolo attivo nella transizione digitale. L'accelerazione tecnologica pone infatti una questione di accesso, ma anche di potere e di distribuzione delle opportunità. Se le capacità di utilizzare e sviluppare l'intelligenza artificiale rimangono concentrate in poche organizzazioni o nelle mani di pochi soggetti, il rischio è che si producano nuove forme di esclusione e disuguaglianza. Per questo occorre costruire alleanze capaci di orientare l'innovazione verso finalità democratiche e inclusive. La politica, le organizzazioni sociali e il mondo dell'innovazione sono chiamati a collaborare per dare una direzione al cambiamento, valorizzando le esperienze già esistenti e rendendole parte di una strategia più ampia.

Un cambiamento d'epoca
Se Roggiani ha concentrato l'attenzione sulle condizioni che possono rendere accessibile la trasformazione digitale, Lorenzo Malagola ha proposto una riflessione sulle conseguenze del cambiamento per la persona e per la società. Richiamando un'espressione di Papa Francesco, il deputato ha descritto il presente come un «cambiamento d'epoca», nel quale le trasformazioni tecnologiche modificano profondamente abitudini, certezze e modi di vivere. L'intelligenza artificiale rappresenta una delle espressioni più significative della quarta rivoluzione industriale, perché investe direttamente attività e capacità che consideriamo fondamentali per la nostra identità. L'accelerazione del cambiamento genera opportunità, ma anche interrogativi e timori, soprattutto quando mette in discussione il ruolo delle persone nei processi di conoscenza, relazione e lavoro.

Quattro capacità umane da tutelare
Malagola ha individuato quattro dimensioni sulle quali istituzioni e corpi intermedi sono chiamati a interrogarsi:

  • La capacità critica, necessaria per comprendere, valutare e mettere in discussione le informazioni e le decisioni.
  • La capacità di conoscenza, che riguarda il rapporto delle persone con il sapere e con gli strumenti che contribuiscono a produrlo.
  • La capacità relazionale, fondamentale per costruire fiducia, solidarietà e partecipazione.
  • La capacità lavorativa, investita dai cambiamenti introdotti dall'automazione e dall'intelligenza artificiale.

Sono capacità che la trasformazione digitale può ampliare, ma che richiedono attenzione, formazione e responsabilità per evitare nuove forme di dipendenza o impoverimento dell'esperienza umana. Il tema riguarda direttamente i decisori politici e le organizzazioni dell'economia sociale, chiamati a interrogarsi sulle condizioni necessarie per preservare l'autonomia e la dignità delle persone.

L'economia sociale come luogo di relazioni
È proprio nel ruolo delle relazioni che Malagola ha individuato uno dei contributi più importanti dell'economia sociale. «Nessuno si salva da solo», ha ricordato, richiamando la necessità di affrontare collettivamente le sfide del cambiamento. Le organizzazioni sociali rappresentano luoghi nei quali le persone costruiscono legami, condividono conoscenze, sviluppano competenze e trovano risposte ai propri bisogni. Questo patrimonio relazionale può diventare una risorsa decisiva per governare la trasformazione tecnologica, mantenendo al centro la dignità umana e la partecipazione. Per Malagola, l'economia sociale può contribuire a non perdere la bussola durante una transizione che procede a velocità crescente, aiutando le comunità a utilizzare le potenzialità del digitale e dell'intelligenza artificiale senza indebolire la qualità delle relazioni.

Un'alleanza per accompagnare il cambiamento
Nel concludere il proprio intervento, Malagola ha riconosciuto il valore del lavoro svolto dalla Fondazione Mondo Digitale nel suo primo quarto di secolo. Attraverso numerosi progetti, la Fondazione ha accompagnato comunità, associazioni e territori nell'avvicinamento alle tecnologie, contribuendo a sviluppare competenze e opportunità di partecipazione. Oggi, di fronte a un'accelerazione ancora più intensa, questo lavoro assume una nuova rilevanza. Per affrontare le sfide dell'intelligenza artificiale, Malagola ha richiamato la necessità di una stretta alleanza tra istituzioni, organizzazioni del Terzo settore e comunità scientifica. Un'alleanza che permetta all'economia sociale di essere un luogo di conoscenza e di azione, capace di contribuire alle scelte che accompagneranno la trasformazione del Paese.

Dal riconoscimento alle condizioni per innovare
Gli interventi di Silvia Roggiani e Lorenzo Malagola restituiscono due dimensioni strettamente collegate della stessa sfida. Da una parte, la necessità di riconoscere pienamente il valore dell'economia sociale e di dotarla di strumenti, infrastrutture e risorse per affrontare la trasformazione digitale. Dall'altra, l'importanza di tutelare le capacità umane e valorizzare le relazioni che rendono possibile una società inclusiva. Sono prospettive che rafforzano il significato della Carta in dieci punti presentata dalla Fondazione Mondo Digitale e il suo invito a costruire una responsabilità condivisa. La sfida è trasformare il riconoscimento politico dell'economia sociale in condizioni concrete per innovare, facendo in modo che le opportunità offerte dal digitale e dall'intelligenza artificiale siano accessibili anche alle organizzazioni più piccole e contribuiscano al benessere delle comunità. Un percorso nel quale il Terzo settore può mettere a disposizione la propria conoscenza dei bisogni, la capacità di costruire relazioni e l'esperienza maturata nell'accompagnare le persone attraverso i cambiamenti.

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