Il Futuro della Cura: le storie che raccontano come cambia il rapporto con l'intelligenza artificiale
Come si passa dalla conoscenza dell’intelligenza artificiale alla capacità di immaginarne un uso concreto nel proprio lavoro? Le testimonianze raccolte con il progetto Il Futuro della Cura continuano a raccontare questo percorso attraverso esperienze professionali, bisogni e contesti molto diversi.
Questa volta la voce è quella di Carmen Sacrieriu, coordinatrice infermieristica del reparto di riabilitazione dell'ospedale Delmati di Sant’Angelo Lodigiano, struttura dell’Azienda socio sanitaria terrtoriale di Lodi. Dopo trent’anni di professione, Carmen considera l’aggiornamento continuo una condizione essenziale per accompagnare i cambiamenti della sanità e ha scelto il percorso formativo per avvicinarsi all’intelligenza artificiale con consapevolezza, sicurezza e attenzione agli aspetti etici.
Oggi non usa ancora strumenti di IA nella pratica quotidiana, ma la formazione le ha permesso di riconoscere possibili applicazioni nel proprio ecosistema professionale: dalla preparazione di materiali informativi personalizzati per pazienti e caregiver alla sintesi delle consegne infermieristiche, fino alla continuità assistenziale e alla gestione della complessità della riabilitazione. Nel suo racconto emerge soprattutto una misura molto concreta del valore dell’innovazione: il tempo. Se usata con competenza e sotto il controllo del professionista, l’intelligenza artificiale può alleggerire alcune attività informative e documentali e restituire spazio all’ascolto, alla relazione e alla presenza accanto al paziente. È qui che Carmen colloca la sua aspettativa più importante: recuperare il tempo per "guardare negli occhi il paziente" e ascoltarlo.
La testimonianza di Carmen raccontata da Onelia Onorati.
Carmen si pone sempre il problema di come la tecnologia si possa integrare nel suo lavoro per favorire il progresso e il benessere di tutti, con coscienza e buon senso. “Sono un’infermiera, lavoro presso un'azienda socio sanitaria della Lombardia, in ambito riabilitativo. Ovviamente, le cose sono cambiate rispetto a 30 anni fa, quando ho iniziato il mio percorso lavorativo, e giustamente anche il mio aggiornamento professionale deve tenere il passo con il cambiamento”. Per la sua formazione professionale predilige la piattaforma ProMis, che offre anche la possibilità di scambiare buone pratiche e propone una cooperazione tra istituzioni e professionisti sanitari, mettendo a disposizione percorsi gratuiti di aggiornamento su temi strategici per l’innovazione dei sistemi sanitari. Il progetto “Il futuro della cura” è fra le offerte formative del catalogo, come nuova risorsa gratuita in modalità Fad asincrona, accessibile sulla piattaforma. Carmen lo ha apprezzato particolarmente: “Il mondo del lavoro si muove a una velocità tale che l'aggiornamento continuo non è più un'opzione, ma una necessità per non rimanere esclusi” [vedi la notizia Il futuro della cura nel catalogo Promis].
Si è trattato di un primo assaggio delle potenzialità dell’intelligenza artificiale in sanità: “In questo momento non utilizzo strumenti di IA nel mio lavoro, ma mi piacerebbe avere la capacità di adottare queste tecnologie in modo consapevole, sicuro ed etico. Ecco perché ho seguito questo percorso. In genere, i corsi FAD sono un ottimo punto di partenza per acquisire la teoria, ma spesso ci lasciano con il dubbio: come applicare tutto questo nel mio reparto?” I contenuti proposti nel corso invece hanno una valenza pratica, stimolano idee e propositi: “Ho pensato ad alcuni modi per iniziare a sperimentare l'IA nella routine quotidiana della riabilitazione, come pianificare l'educazione terapeutica. Ad esempio, possiamo usare i tool per farci aiutare a scrivere fogli informativi di dimissione personalizzati con consigli semplici, che usano parole adatte ai caregiver che deve gestire a casa un paziente. Poi, può aiutare nella sintesi della consegna infermieristica. Penso che l'IA applicata alla riabilitazione possa offrire soluzioni per gestire la complessità clinica, il rischio di cadute e il recupero motorio-cognitivo, ma anche la continuità assistenziale”.
Il ruolo del clinico, e in particolare dell'infermiere, sta subendo una profonda evoluzione. Il professionista deve essere capace di gestire e controllare la tecnologia per offrire cure più precise e tempestive. “Dopo questo percorso, la mia speranza è probabilmente quella di riprendermi il mio tempo, il tempo di guardare negli occhi il paziente, per ascoltarlo senza l'ansia di dover correre a compilare una sfilza di scale di valutazione al computer o di soffocare nella burocrazia delle consegne”.