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Pathway Companion visto dai genitori

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L’esperienza di Elisa Paradiso Meucci tra autonomia e corresponsabilità educativa

L’innovazione educativa non si ferma alla porta dell’aula. Entra nelle case, nei pomeriggi di studio, nelle domande che nascono davanti a una pagina complessa. È qui che Pathway Companion mostra una delle sue dimensioni più significative: diventare un ponte tra scuola e famiglia. La piattaforma per l’apprendimento inclusivo, sviluppata dalla Fondazione Mondo Digitale con il supporto di Google.org e in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi, l’Università degli Studi Roma Tre e ITLogiX, è pensata per accompagnare studenti tra gli 8 e i 16 anni con Bisogni educativi speciali. Ma la sua forza emerge quando coinvolge l’intero ecosistema educativo. Lo racconta Elisa Paradiso Meucci, mamma e rappresentante di classe della scuola primaria Lucio Lombardo Radice di Sesto Fiorentino.

Non solo DSA: uno strumento che aiuta tutta la classe
Elisa si è avvicinata alla sperimentazione con un obiettivo preciso: supportare i bambini con Disturbi specifici dell’apprendimento presenti nella classe di sua figlia. L’esperienza, però, ha allargato lo sguardo: “lo trovo molto utile anche per i bambini che non hanno DSA”. È un passaggio importante. Perché l’inclusione non significa creare strumenti “per alcuni”, ma costruire opportunità migliori per tutti. Nello studio di materie come scienze, geografia e storia, la piattaforma è diventata un alleato quotidiano: un supporto per comprendere, rielaborare, organizzare i contenuti. L’intelligenza artificiale, in questo contesto, non semplifica in modo superficiale: aiuta a chiarire, a mettere a fuoco, a rendere accessibile ciò che rischia di diventare ostacolo.

Studiare meglio, con maggiore consapevolezza
Tra le funzionalità più apprezzate da Elisa ci sono la possibilità di trasformare testi complessi in riassunti più adatti all’età della bambina e la creazione di mappe concettuali. Ma il punto non è solo tecnico. È relazionale. La piattaforma ha reso lo studio “più piacevole”, offrendo un modo diverso di affrontare i contenuti: più visivo, più strutturato, più vicino alle modalità di apprendimento delle nuove generazioni. In questo senso, Pathway Companion diventa anche uno strumento di educazione al metodo: non fornisce risposte pronte, ma aiuta a organizzare il pensiero.

Un ambiente protetto per educare all’uso dell’IA
C’è poi un tema centrale per ogni genitore: la sicurezza. Elisa sottolinea quanto sia rassicurante usare una piattaforma progettata specificamente per la didattica, con attenzione alla gestione della privacy e alla protezione dei dati. In un contesto in cui i ragazzi entrano sempre più presto in contatto con strumenti di intelligenza artificiale generativa, avere uno spazio controllato e orientato all’apprendimento fa la differenza. “È comodo anche per insegnare a lei a far da sola determinate cose, comunque con la mia supervisione”. Questa frase racchiude il senso più profondo dell’esperienza: l’IA non sostituisce il genitore, ma diventa occasione per accompagnare i figli verso un’autonomia graduale e consapevole.

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