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La fine della realtà?

La presentazione del libro di Enrico Pulcini

La fine della realtà?

La fine della realtà?

Intelligenza artificiale: formarsi e studiare, per riportare tutto alla centralità della persona

Quale spazio resterà all'intelligenza umana in un mondo in cui algoritmi e sistemi artificiali influenzano sempre più le nostre decisioni, le relazioni e il modo in cui interpretiamo le informazioni? È la domanda al centro di “La fine della realtà. Il lato oscuro dell'informazione digitale”, il libro di Enrico Pulcini, presentato lo scorso 29 ottobre alla Casa del Cinema di Roma. L'incontro, condotto dal giornalista Rai Giorgio Zanchini, ha riunito studiosi ed esperti di comunicazione e tecnologie, tra cui Mario De Caro, professore di filosofia morale presso l'Università Roma Tre, Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, Luigi Garofalo, direttore della testata online Key4biz, per riflettere sulle trasformazioni introdotte dall'intelligenza artificiale e sulle loro conseguenze per la società. 
Il volume propone una riflessione critica sull'iperconnessione, sul potere delle piattaforme digitali e sul rischio che le tecnologie, anziché ampliare le nostre capacità cognitive, finiscano per condizionarle. Un interrogativo che attraversa tutto il libro: come preservare il pensiero critico, la libertà e la consapevolezza delle persone in un ambiente informativo sempre più governato dagli algoritmi? 
Ogni ospite ha risposto secondo le proprie competenze: “Ormai ogni sei mesi, ma forse ogni sei settimane, c'è una rivoluzione”, ha osservato De Caro, sottolineando come l'evoluzione dell'intelligenza artificiale renda sempre più difficile prevederne gli sviluppi. “C'è l’agentic AI, la nuova intelligenza artificiale che non si limita a rispondere ai nostri prompt ma ha la possibilità di assolvere a una serie di compiti in autonomia. Non possiamo prevedere che cosa succederà davvero. Non solo, ma spesso non siamo in grado nemmeno di spiegare quello che avviene già”, ha aggiunto De Caro, richiamando l'importanza della conoscenza e dell'aggiornamento continuo: “È giusto continuare a informarsi, cercare in tutti i modi, anche da adulti, di capire che cosa sta succedendo”.

Luigi Garofalo ha evidenziato come la trasformazione digitale non riguardi soltanto le modalità con cui produciamo e consumiamo notizie, ma investa direttamente la partecipazione democratica. “Non diamo solo le notizie, perché ormai vengono raccontate anche dai robot. Noi cerchiamo anche di bussare alla porta del governo e proporre delle politiche digitali per il prossimo futuro tecnologico e per il benessere digitale collettivo”. Il direttore di Key4biz ha poi richiamato il ruolo delle piattaforme social nella diffusione delle fake news e nella manipolazione dell'opinione pubblica. “Che cos'è la guerra cognitiva? È quella che viene combattuta nella mia testa o in quella di tutti i cittadini, a colpi di fake news, a colpi di deepfake”. Per contrastare il rischio di un uso dell'intelligenza artificiale che influenzi i valori democratici occorre investire nell'informazione di qualità e nelle competenze delle persone. “Come combattere anche questi pericoli? Con ottimi libri, con ottimo giornalismo, con la responsabilizzazione delle piattaforme e con una maggiore alfabetizzazione di noi cittadini sul digitale, sulla cybersicurezza, sull'intelligenza artificiale”.

La testimonianza di Mirta Michilli ha portato nel confronto il punto di vista di un'organizzazione che lavora per accompagnare nella trasformazione digitale persone di tutte le età. “Forte dei suoi 25 anni di impegno per l’inclusione, la Fondazione esprime una visione di fiducia nel progresso. La nostra sfida è quella di porre l’uomo al centro, con l’aspettativa di poter realmente indirizzare l’evoluzione tecnologica. Noi, da sempre, proponiamo alle persone strumenti per comprendere il progresso, rimettendo al centro la sfida educativa”. Mirta ha ricordato l’enorme portata dell’innovazione in alcuni campi, come quello scientifico, che influisce sull’aspettativa di vita, ad esempio. Contro l’eccessiva polarizzazione del dibattito, ha evidenziato che “non è corretto colpevolizzare le logiche di profitto delle grandi aziende, ma ricordare che anche le istituzioni devono impegnarsi a contrastare i pericoli connessi a uno sviluppo senza regole. Non ha senso passare dalla deregolamentazione assoluta al divieto, occorre accompagnare le persone a un graduale processo di apprendimento. Il mercato europeo è troppo importante per non investire nel progresso e nella tecnologia. Bisogna avere il coraggio, ciascuno per la propria vocazione e competenza, di indirizzarli verso il benessere per la collettività”.

La questione, dunque, non è soltanto tecnologica. Il libro di Pulcini invita a interrogarsi sul rapporto tra essere umano e ambiente digitale, sul valore dell'esperienza diretta e sul rischio di delegare progressivamente alle macchine attività che riguardano la nostra capacità di conoscere, comprendere e interpretare il mondo. 
Fra i primi a puntare sull’informazione online con la creazione, nel 1995, della testata telematica Infocity, Pulcini oggi non rimpiange il percorso fatto ma punta l’attenzione sulla vulnerabilità delle persone di fronte agli schermi. L’autore ha citato alcuni studi secondo i quali la navigazione compulsiva e in multi tasking riduce le potenzialità della memoria e della concentrazione. “Oggi l’IA può persino attaccare altri tool open source in maniera autonoma. Ritengo tuttavia che gli allarmi, soprattutto rispetto alle professioni intellettuali, siano infondati perché noi tutti ci stiamo addestrando a usare l’IA. Riusciremo a interagire e organizzarci sempre meglio, migliorare il nostro lavoro. Certo, i sistemi potrebbero sopraffarci, ma la nostra umanità è dotata di caratteristiche uniche che nessuna macchina potrà mai eguagliare”. 
Studiare le potenzialità dell’essere umano, soffermarci a educare le persone e riflettere sull’evoluzione della tecnologia, sono gli unici modi per mantenere una capacità di gestire, controllare e interagire con l’IA. 

Il racconto è di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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