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La ricerca che insegna a innovare

La ricerca che insegna a innovare
Immagine generata con ChatGpt

La ricerca che insegna a innovare

La ricerca che insegna a innovare

Su Agenda Digitale il secondo contributo di Mirta Michilli dedicato alla giovane ricerca italiana

Dietro ogni nuova tecnologia c'è molto più di un'invenzione riuscita. Ci sono domande, intuizioni, tentativi, errori, verifiche e soprattutto persone che mettono in comune conoscenze e competenze per affrontare problemi complessi. È questo processo, spesso invisibile nel racconto pubblico dell'innovazione, il protagonista del nuovo articolo di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, pubblicato oggi, 21 ottobre, su Agenda Digitale con il titolo Dalla ricerca all'innovazione: il metodo che costruisce il futuro. 
Il contributo prosegue la riflessione avviata a settembre con l'articolo Giovani ricercatori, l'Italia li forma ma non sa valorizzarli, dedicato al paradosso di un Paese capace di formare ricercatrici e ricercatori di alto livello, ma ancora poco efficace nel riconoscerne pienamente le competenze e offrire opportunità professionali adeguate.
Questa volta lo sguardo si allarga alle condizioni che permettono alla ricerca di generare innovazione e valore sociale. Il rapporto tra università, imprese, istituzioni e società civile viene interpretato come un processo di costruzione condivisa della conoscenza, in cui il confronto deve accompagnare tutte le fasi della ricerca, dalla definizione dei problemi alla sperimentazione e alla valutazione degli effetti delle soluzioni. 
A rendere concreta questa visione è ancora una volta l'esperienza del Research Award della RomeCup, che ogni anno porta all'attenzione progetti di giovani ricercatori impegnati nella robotica e nell'intelligenza artificiale. Il premio offre l'opportunità di raccontare la scienza fuori dai laboratori, confrontarsi con interlocutori diversi e scoprire nuove possibilità di applicazione. Anche un prototipo ancora in evoluzione può diventare occasione di apprendimento, collaborazione e sviluppo. 
Particolarmente significativa è la riflessione sul rapporto tra ricerca e scuola. Studentesse e studenti incontrano spesso la scienza attraverso risultati già consolidati, formule e procedure validate. Il confronto diretto con chi fa ricerca permette invece di osservare come nasce la conoscenza, comprendere il valore degli errori, imparare a formulare ipotesi, interpretare dati, argomentare scelte e collaborare con persone che possiedono competenze differenti. In questa prospettiva la RomeCup diventa un ambiente di apprendimento condiviso, nel quale giovani ricercatori, studenti, docenti, imprese e istituzioni contribuiscono con domande, esperienze e punti di vista diversi. Un ecosistema che aiuta anche a trasformare l'immaginario della ricerca, rendendola più vicina alle nuove generazioni e mostrando il lavoro, la perseveranza e le relazioni che si nascondono dietro ogni scoperta.

Il messaggio conclusivo riguarda proprio il futuro dell'educazione: imparare a fare buone domande, confrontare le evidenze, rivedere le proprie convinzioni e valutare gli effetti delle tecnologie è fondamentale per formare generazioni capaci di partecipare attivamente ai processi di innovazione.

Una riflessione che dà ulteriore significato alla quinta edizione del Research Award 2027, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale con l'Università Campus Bio-Medico di Roma. Le candidature sono aperte fino al 28 febbraio 2027 e alla persona vincitrice sarà assegnato un riconoscimento di 20.000 euro.

Leggi gli articoli di Mirta Michilli su Agenda digitale

  • Dalla ricerca all’innovazione: il metodo che costruisce il futuro
    Ogni tecnologia nasce da domande, tentativi, errori e collaborazioni che restano spesso invisibili. Il Research Award della RomeCup mostra come ricerca e innovazione acquistino valore quando università, imprese, istituzioni, scuole e cittadini partecipano insieme alla costruzione delle soluzioni e alla valutazione dei loro effetti
    Agenda digitale, 21 ottobre 2026
  • Giovani ricercatori, l’Italia li forma ma non sa valorizzarli
    L’Italia forma ricercatori di qualità, con tassi di occupazione elevati, ma contratti precari, carriere incerte e competenze sottoutilizzate ne limitano l’impatto. Università, imprese e istituzioni devono trasformare il dottorato in innovazione, responsabilità professionale e sviluppo dei territori per il Paese
    Agenda digitale, 24 settembre 2026

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