Main Menu

La scuola che sperimenta

Barbara Avella racconta un anno di IA, formazione e nuove sfide didattiche con Ital.IA Lab for School
Immagine generata con ChatGpt

La scuola che sperimenta

La scuola che sperimenta

Barbara Avella racconta un anno di IA, formazione e nuove sfide didattiche con Ital.IA Lab for School

Approfittiamo della pausa estiva per tornare sulle esperienze che hanno animato l’ultimo anno scolastico e dare voce ad alcuni dei docenti che lo hanno attraversato con passione, curiosità e spirito di ricerca. Attraverso i loro racconti ripercorriamo sperimentazioni, domande e apprendimenti nati dal confronto con l’intelligenza artificiale e con una scuola in continua trasformazione. Cominciamo con Barbara Avella, docente di materie Stem nella scuola primaria e formatrice del progetto Ital.IA Lab for School, che da anni esplora con curiosità e rigore le potenzialità delle tecnologie per la didattica.

Barbara Avella insegna nella scuola primaria, plesso Antonio Nuzzo, dell’istituto comprensivo Via Casal Bianco di Roma, guidato da Angela Minerva. Ed è una pioniera dell’uso della tecnologia nella didattica. Con Fondazione Mondo Digitale è stata più che entusiasta di partecipare come formatrice al progetto Ital.IA For School.

“Mi piace cavalcare l’onda della tecnologia, sperimentando insieme ai miei colleghi e confrontandomi con contenuti sempre nuovi. Il digitale è in evoluzione continua e mi piace rimanere sempre aggiornata”, commenta. Tutto nasce con i primi corsi sull’intelligenza artificiale che hanno mostrato a Barbara Avella le prime applicazioni nella didattica, come i giochi basati sulla musica. “Non mi sono più fermata e ho continuato a sperimentare. Ho seguito una formazione universitaria online e sono entrata nel vivo del funzionamento dell’IA, esplorando alcune piattaforme più di nicchia per la ricerca e per la classificazione degli articoli. Mi ha colpito il concetto di rete neurale, che considero una black box davvero intrigante”. Un interesse, quello per l’intelligenza artificiale, che l’ha portata lontano: “Grazie a una collega, con cui mi confronto spesso, ho conosciuto e aderito al Movimento per intelligenza artificiale a scuola (Mias). Sempre lei mi ha poi informato di una call for papers del MIT, una delle istituzioni universitarie più importanti al mondo per lo studio e il dibattito sulle materie scientifiche. Avevo lavorato alla realizzazione di un tutor socratico digitale con l'AI per sostenere la comprensione e la risoluzione dei problemi matematici. Ho sottoposto il paper e sono stata invitata a presentarlo al MIT a luglio 2025. In questa occasione ho avuto modo di conoscere esperienze internazionali, riscontrando un livello molto distante dalla nostra esperienza in Italia, improntata per lo più alla protezione dei dati”.

Nel primo webinar di Ital.IA Lab For School ha affrontato il tema del prompting: il titolo del webinar era “Prompt crafting per la didattica: strategie pratiche per un dialogo efficace con l'IA”. Invece a gennaio la formazione ha riguardato i bias dell’IA che ripropongono gli stereotipi di genere. “Anche rispetto a questi argomenti, abbiamo assistito a una grossa evoluzione. Rispetto a pochi mesi fa, uno stesso prompt origina output differenti. Mentre prima alcune professioni erano declinate quasi unicamente al maschile, oggi vengono fuori le prime rappresentazioni al femminile”. “Nell’affrontare l’uso di Copilot ho messo a disposizione delle persone collegate una serie di esercizi sui comandi efficaci per preparare le lezioni e per far emergere i bias di genere presenti nei tool. È stato interessante mettere alla prova i modelli per vedere come rispondono rispetto a queste rappresentazioni”. 

L’interesse dei docenti oggi si scontra con la praticabilità dello strumento, in base alle linee guida del MIM. “Negli incontri di Ital.IA Lab qualcuno era interessato al tutor e a come analizza i testi prodotti dai ragazzi, un agente programmabile per qualsiasi tipo di disciplina. Il tutor aiuta a tirar fuori le conoscenze degli studenti e non si pone mai in una posizione di giudizio, rimane vicino al loro linguaggio perché è digitale, interattivo”. Oggi l’IA sa adattarsi perfettamente alle età dei ragazzi, al loro livello di conoscenza. Inoltre, c’è sempre la possibilità di preservare l’identità e i dati sensibili.

“Personalmente consiglio di scaricare sempre gli output forniti dall’IA sui lavori degli studenti e di analizzarli con attenzione per capire come hanno ragionato e quali sono stati i punti di forza e quelli di caduta su un determinato argomento. Alcuni colleghi ritengono l'IA estranea alla didattica, forse non rendendosi conto di quanto sia già fortemente radicata nella vita quotidiana, e immaginano di poterla mantenere fori dalle aule. Un po' come si osserva rispetto alla tecnologia in generale. E questo purtroppo si riflette anche sulle diverse opportunità messe a disposizione degli studenti. In una stessa scuola ci sono classi che hanno sperimentato modalità di lavoro in digitale, mediante piattaforme condivise che abbattono anche le distanze geografiche, e altre classi che invece non hanno avuto queste chance. Fra i docenti c’è un po’ di tutto: gli entusiasti che però non capiscono bene come funziona l’IA e la usano in maniera passiva, gli scettici e, infine, chi si pone domande”.

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

Altre notizie che potrebbero interessarti

I nostri progetti

Ital.IA Lab for School

Ital.IA Lab for School

L’81% degli studenti italiani usa strumenti basati sull’intelligenza artificiale, ma solo il 28% sviluppa competenze d’uso in classe. Due terzi dei docenti dichiarano di non avere una formazione adeguata e...

Rimani aggiornato sulle nostre ultime attività, notizie ed eventi