Tiziana Catarci: “Le giovani generazioni devono essere protagoniste della governance dell’innovazione”
Ricerca, formazione, orientamento e inclusione: nella visione di Tiziana Catarci, professoressa ordinaria di Ingegneria informatica presso Sapienza Università di Roma e direttrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), la RomeCup rappresenta un contesto prezioso per mettere in dialogo saperi, generazioni e traiettorie di futuro. Nell'intervista realizzata da Onelia Onorati, Catarci racconta il significato che una manifestazione come la RomeCup assume per un grande ateneo multidisciplinare, il ruolo delle giovani generazioni nella governance dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, e l’urgenza di lavorare con maggiore decisione per avvicinare sempre più ragazze ai percorsi del digitale.
Perché ospitare una manifestazione come la RomeCup? Qual è il valore che questa assume rispetto ad alcune direttrici di sviluppo chiave per la Sapienza come la ricerca, l'orientamento per studentesse e studenti delle superiori e l'allenamento alle professioni del futuro?
Ospitare una manifestazione come la Rome Cup è importante per Sapienza perché consente di mettere in relazione ricerca, formazione e impatto sociale. È un’occasione per mostrare in modo concreto come l’innovazione nasca dal lavoro scientifico e come possa tradursi in applicazioni capaci di incidere sulla vita delle persone, sui servizi e sul sistema produttivo.
Quest’anno questo valore è ulteriormente rafforzato dalla scelta di proporre una visione multidisciplinare, che combina i saperi umanistici con la ricerca scientifica e tecnologica, in particolare sul digitale. È un aspetto molto importante, perché le grandi trasformazioni in corso non possono essere comprese né governate soltanto sul piano tecnico: richiedono anche riflessione culturale, consapevolezza etica, capacità interpretativa e attenzione alle implicazioni sociali. In questo senso, una grande università generalista come Sapienza è il luogo naturale in cui queste diverse prospettive possono incontrarsi. Per Sapienza la RomeCup ha poi un forte valore di orientamento: offre a studentesse e studenti delle scuole superiori la possibilità di avvicinarsi ai temi della robotica, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali non in modo astratto, ma attraverso esperienze dirette, esempi, progetti e incontri con chi studia e lavora in questi ambiti. Questo aiuta a rendere più consapevole la scelta del percorso universitario e professionale. Infine, è un contesto che allena alle professioni del futuro, perché mette al centro non solo le competenze tecnologiche, ma anche quelle trasversali: capacità di collaborare, risolvere problemi, muoversi in contesti interdisciplinari e affrontare il cambiamento con spirito critico. In questo senso, la Rome Cup rappresenta pienamente la missione di Sapienza: produrre conoscenza, formare talenti e contribuire all’innovazione del Paese.
Come si pone il vostro ateneo rispetto al focus di quest'anno, il ruolo delle giovani generazioni nella governance dell'IA e delle nuove tecnologie?
È particolarmente importante che le giovani generazioni non siano semplici utilizzatrici delle nuove tecnologie, ma protagoniste della loro comprensione, del loro sviluppo e della loro governance. Questo significa formare studentesse e studenti non solo sul piano tecnico, ma anche su quello critico, etico e sociale, stimolando lo sviluppo delle capacità cognitive e dell’autonomia di pensiero. Governare l’intelligenza artificiale, infatti, non vuol dire soltanto saperla progettare o usare, ma anche comprenderne l’impatto, valutarne i rischi e orientarne lo sviluppo in modo responsabile. È proprio qui che emerge il valore di un grande ateneo multidisciplinare come Sapienza: mettere in dialogo scienze, tecnologie, saperi umanistici e sociali, per preparare giovani capaci non solo di innovare, ma anche di dare all’innovazione una direzione consapevole e coerente con i bisogni e per il bene della società.
Se dovesse pensare a uno dei momenti che vi vedono protagonisti, in particolare, all'interno della manifestazione, quale citerebbe?
Tra i momenti che ci vedono protagonisti, vorrei richiamare in particolare l’attenzione sul tema del gender gap nell’Ict e, più in generale, sulla necessità di avvicinare un numero sempre maggiore di ragazze ai percorsi legati al digitale. È un tema molto importante, perché la trasformazione tecnologica sarà tanto più ricca, equa ed efficace quanto più saprà includere talenti, sensibilità e punti di vista diversi. Parlare di questo oggi significa intervenire su una questione culturale e formativa decisiva. Ancora troppo spesso le discipline del digitale e dell’innovazione vengono percepite come lontane dall’esperienza o dagli interessi di molte ragazze, mentre è essenziale mostrare che questi ambiti offrono opportunità ampie, creative e socialmente rilevanti, oltre ad essere strumenti di empowerment femminile. Occorre quindi lavorare sul contrasto agli stereotipi, sull’orientamento, sui modelli di riferimento e sulla capacità di rendere visibili percorsi in cui le ragazze possano riconoscersi. In questo senso, iniziative come la Rome Cup sono preziose, perché permettono di incontrare le giovani generazioni in una fase cruciale delle loro scelte e di trasmettere un messaggio chiaro: ragazze progettate il futuro con il digitale, è troppo importante per lasciarlo fare soltanto agli uomini!