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Imparare per tutta la vita nell'era dell'IA

Imparare per tutta la vita nell'era dell'IA
Immagine generata con ChatGpt

Imparare per tutta la vita nell'era dell'IA

Imparare per tutta la vita nell'era dell'IA

Su Agenda Digitale Mirta Michilli riflette sull’educazione permanente come infrastruttura democratica per affrontare le trasformazioni prodotte dall’intelligenza artificiale

Nell'era dell'intelligenza artificiale la sfida più profonda che dobbiamo affrontare riguarda la capacità di continuare ad apprendere lungo tutto l’arco della vita
È il tema al centro del nuovo contributo di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, pubblicato su Agenda Digitale con il titolo “Giovani, adulti e AI: la conoscenza come infrastruttura democratica
L’articolo parte da una considerazione: l’IA può rappresentare uno “shock cognitivo”, capace di rendere evidente quanto sia fragile, ancora oggi, il sistema dell’educazione permanente. Imparare a comprendere e usare l’intelligenza artificiale non significa infatti acquisire familiarità con un nuovo strumento, ma sviluppare competenze linguistiche, logiche, digitali e critiche che permettano di formulare domande, verificare risposte e fonti, riconoscere errori e distorsioni ed esercitare il proprio giudizio.
La riflessione richiama l’insegnamento di Tullio De Mauro, per il quale il possesso degli strumenti della conoscenza è una condizione essenziale per partecipare pienamente alla vita democratica. Una prospettiva che oggi si estende necessariamente agli ambienti digitali e ai sistemi di intelligenza artificiale.

Una formazione che riduca le distanze
L’IA, osserva Michilli, arriva in una società già segnata da forti disuguaglianze educative. I dati richiamati nell’articolo mostrano non soltanto il ritardo dell’Italia nei livelli di istruzione e nella partecipazione degli adulti alla formazione, ma anche un paradosso: continua a formarsi soprattutto chi possiede già più strumenti e opportunità. Per questo l’educazione permanente non può essere considerata esclusivamente una responsabilità individuale. Deve diventare una vera politica redistributiva della conoscenza, capace di raggiungere chi ha minori opportunità formative: persone con bassi livelli di qualificazione, adulti più anziani, lavoratori delle piccole imprese, disoccupati e territori con un’offerta educativa più debole. L’alfabetizzazione all’IA si inserisce in questa prospettiva. La nuova forma di divario digitale non riguarda soltanto l’accesso alle tecnologie, ma sempre più la capacità di comprenderle, valutarle e governarle.

L'apprendimento nei luoghi della vita
Un altro passaggio centrale riguarda i luoghi dell’educazione permanente. La formazione deve uscire dai soli contesti tradizionali e diventare accessibile dove le persone vivono, lavorano e costruiscono relazioni: nelle scuole, nelle biblioteche, nelle imprese, nei centri civici, nei servizi pubblici e nei presìdi del terzo settore. È una prospettiva che attraversa da sempre l’esperienza della Fondazione Mondo Digitale: partire dai bisogni concreti delle persone, creare occasioni per sperimentare e confrontarsi e affiancare alla tecnologia figure capaci di mediare la complessità, come docenti, formatori, facilitatori digitali, educatori e volontari di competenza. Questi stessi contesti possono diventare spazi di apprendimento intergenerazionale, dove la familiarità dei più giovani con dispositivi e piattaforme incontra l’esperienza, la memoria e la capacità di giudizio degli adulti.

La conoscenza come infrastruttura democratica
L’articolo si chiude con una proposta più ampia: trasformare l’urgenza generata dall’intelligenza artificiale nell’occasione per costruire una politica nazionale dell’educazione permanente, capace di collegare istruzione, lavoro, cittadinanza e partecipazione. Garantire il diritto alla formazione lungo tutto l’arco della vita, sostenere presìdi educativi diffusi e valorizzare gli apprendimenti formali, non formali e informali significa investire nella capacità delle persone di partecipare consapevolmente al cambiamento. Nell’era dell’intelligenza artificiale, conclude Michilli, leggere, scrivere, argomentare, interpretare dati e comprendere il funzionamento di un algoritmo appartengono allo stesso ecosistema culturale. L’innovazione diventa democratica quando gli strumenti della conoscenza sono realmente accessibili a tutti.

Educazione permanente
Giovani, adulti e AI: la conoscenza come infrastruttura democratica
L’intelligenza artificiale accelera trasformazioni nel lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana, ma mette soprattutto alla prova la capacità di apprendere lungo tutto l’arco della vita. L’alfabetizzazione all’IA diventa così una questione di cittadinanza, democrazia e riduzione delle disuguaglianze
di Mirta Michilli
Agenda digitale, 26 agosto 2026
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