Alla RomeCup 2026 la robotica applicata all’agricoltura e alla zootecnia diventa uno strumento per rispondere a bisogni reali
L’agricoltura è il primo settore scelto dalla Commissione europea per avviare un dialogo strutturato sull’applicazione dell’intelligenza artificiale. Lo scorso 24 giugno, 180 esperti provenienti da imprese, ricerca, organizzazioni agricole e pubbliche amministrazioni si sono confrontati su come rendere più diffusi, affidabili e accessibili strumenti già utilizzati per monitorare colture e suolo, prevedere rese, migliorare la sicurezza e automatizzare alcune attività. Dal confronto è emersa una linea chiara: l’IA deve sostenere le decisioni degli agricoltori, non sostituirle, e deve produrre un valore concreto anche per le aziende più piccole [vedi Primo dialogo settoriale strutturato nell'ambito dell'applicazione dell'IA. L'agricoltura apre la strada].
È dentro questo scenario che acquistano significato i progetti della categoria Agrobot della RomeCup 2026. Mentre l’Europa cerca di accelerare l’adozione di soluzioni intelligenti nel settore agroalimentare, studentesse e studenti sperimentano già robotica, sensoristica e intelligenza artificiale per affrontare bisogni reali: personalizzare l’alimentazione degli animali, monitorare serre e colture, analizzare la qualità dei prodotti e rendere più precisa la semina. La tecnologia entra così nei campi, nelle serre e negli allevamenti non come esercizio astratto, ma come strumento per migliorare la gestione delle risorse, sostenere il lavoro umano e rendere più sostenibili i processi produttivi.
La categoria ha coinvolto quattro collaborazioni tra istituti superiori e università, confermando la RomeCup come laboratorio diffuso di innovazione e alleanza educativa. I prototipi presentati mostrano inoltre un principio condiviso con il confronto europeo: perché l’innovazione venga adottata deve essere affidabile, comprensibile, accessibile e progettata a partire dai bisogni di chi dovrà usarla.
A vincere il primo premio è stato Diet Bot, sviluppato dal liceo Bertrand Russell di Cles (Trento) con il supporto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il prototipo è una mangiatoia robotica intelligente pensata per la zootecnia, capace di riconoscere i singoli animali e calcolare in tempo reale, attraverso un modello di intelligenza artificiale, la dieta più adatta sulla base del peso e dei dati biometrici. È una soluzione che traduce in chiave tecnologica un bisogno molto concreto: personalizzare l’alimentazione, migliorare il benessere animale e ottimizzare la gestione dell’allevamento. Alla RomeCup il progetto è stato premiato proprio per questa capacità di unire funzionalità, impatto e visione applicativa.
Accanto al progetto vincitore, la categoria ha dato spazio anche ad altre sperimentazioni interessanti. L’istituto superiore Giorgi Woolf di Roma, sempre con il supporto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha presentato Smart Greenhouse Controller, una soluzione per la gestione avanzata delle serre. Il sistema si basa su una scheda di controllo con microcontrollore ESP32 e su una piattaforma web dedicata che consente il monitoraggio e la gestione in tempo reale dei parametri ambientali. In questo caso, la robotica dialoga con sensoristica, controllo remoto e interfacce digitali per rendere la serra uno spazio più osservabile, regolabile ed efficiente.
Il valore della categoria Agrobot emerge anche dalla varietà delle soluzioni sviluppate e dalla rete di collaborazioni attivate durante l’anno scolastico. L’istituto tecnico tecnologico Enrico Fermi di Francavilla Fontana (Brindisi), con l’Università di Pisa, ha presentato Mister Farm, un analizzatore smart basato su intelligenza artificiale e spettroscopia multispettrale. Il dispositivo ricostruisce l’impronta ottica dei materiali per monitorare nutrienti e caratteristiche dell’acqua, valutare la luce più adatta alla crescita delle colture e analizzare la qualità di prodotti come olio, frutta e alimenti biologici, individuando anche l’eventuale presenza di sostanze non dichiarate. I dati raccolti dai sensori vengono elaborati e visualizzati in tempo reale, offrendo uno strumento compatto e accessibile per l’agricoltura di precisione.
L’Istituto Omnicomprensivo Antonio Giordano di Venafro (Isernia), con il supporto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha invece sviluppato FarmyBot, un robot cingolato per automatizzare la semina. Programmato con Arduino e alimentato anche da un pannello fotovoltaico, il prototipo si muove sul terreno, pratica il foro, deposita il seme, lo ricopre e attiva l’irrigazione, ripetendo autonomamente il ciclo. La soluzione è pensata soprattutto per piccoli agricoltori, orti urbani, serre e cooperative e punta a ridurre tempi di lavoro e spreco di sementi, con la prospettiva di integrare in futuro sistemi di intelligenza artificiale per il riconoscimento del suolo.
Dall’analisi delle colture alla semina automatizzata, questi progetti mostrano quanto sia ampio il campo di applicazione della robotica agricola. La collaborazione tra scuole e università consente agli studenti di confrontarsi con bisogni reali, sperimentare tecnologie diverse e comprendere che l’innovazione richiede insieme competenze tecniche, conoscenza dei contesti e attenzione alla sostenibilità.
Più in generale, la categoria Agrobot restituisce un’immagine molto concreta della robotica educativa: non macchine pensate per stupire, ma sistemi progettati per misurare, adattare, controllare, prevenire. Che si tratti di alimentare meglio gli animali o di monitorare una serra a distanza, il punto non è automatizzare tutto, ma aumentare la capacità di osservare e intervenire in modo più preciso, sostenibile e consapevole.
È anche questo uno dei messaggi più forti dei contest creativi della RomeCup 2026: la qualità di un progetto non si misura solo nella sua complessità tecnica, ma nella sua capacità di essere utile, accessibile, originale e socialmente rilevante. Nella categoria Agrobot, questa idea prende forma in prototipi che parlano di territorio, lavoro, sostenibilità e futuro delle competenze, mostrando come l’innovazione possa nascere dall’incontro tra intelligenza tecnica e responsabilità concreta. I progetti dei contest creativi sono stati valutati proprio anche per originalità, funzionalità, usabilità, accessibilità, sostenibilità e impatto sociale.