Hackathon finale di Ask & Hack a Torino. L'innovazione sociale nasce nasce dalla co-progettazione
Una giornata all’insegna della collaborazione e dell’innovazione inclusiva. Domani, venerdì 20 febbraio, nella sede della CNA Torino, si svolge l’hackathon finale di Ask & Hack: ragazzi ipovedenti o non vedenti, insieme a studentesse e studenti delle scuole superiori e delle università, lavorano fianco a fianco per progettare soluzioni digitali capaci di rispondere a bisogni concreti di autonomia nella vita quotidiana.
La seconda edizione del progetto si concentra sul tema della mobilità e della guida accessibile, sintetizzato nel payoff “See-licio”, un gioco di parole tra see (vedere) e silicio, cuore della tecnologia digitale. Un modo per raccontare l’idea di “vedere insieme”: non una tecnologia che sostituisce, ma che connette esperienze diverse per superare barriere fisiche e culturali.
Durante l’hackathon, team misti sviluppano prototipi di applicazioni e soluzioni digitali per facilitare autonomia, orientamento e interazione negli spazi urbani. Non si tratta solo di programmare, ma di ascoltare, comprendere, immedesimarsi.
Il percorso è stato preceduto da incontri formativi su sviluppo di app con Thunkable, principi di visual design e progettazione centrata sulle persone ipovedenti, con particolare attenzione all’adattamento delle applicazioni. Il progetto è riconosciuto come valido per il conseguimento delle ore di formazione scuola-lavoro (ex Pcto) e rappresenta un’esperienza concreta di educazione alla cittadinanza digitale e alla responsabilità sociale.
Anche per questa edizione, Fondazione Zoom, ente di ricerca del bioparco Zoom Torino e realtà impegnata nella tutela della biodiversità e nella promozione di un nuovo equilibrio tra uomo e natura, sostiene l’iniziativa e premia il team vincitore con una visita al bioparco, per scoprire da vicino le meraviglie della natura. L'associazione Buio in Pista mette a disposizione dei partecipanti la possibilità di guidare un’auto bendati, usando i sensi alternativi alla vista. All’interno di un vero circuito automobilistico è possibile cimentarsi in un giro di pista su vetture a doppi comandi, con l’affiancamento di istruttori professionali.
Il progetto si integra in modo sinergico con il programma nazionale Coding Girls & Women, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’Avviso 2/2024.
Alcune testimonianze
Alessia, Sofia e Letizia, studentesse del Convitto Umberto I, sottolineano come il progetto abbia permesso loro di immedesimarsi in vite diverse dalla propria, comprendendo in modo diretto cosa significhi progettare per l’inclusione. Nicolas e Vittoria raccontano la presa di consapevolezza maturata durante il percorso: il mondo è spesso progettato per persone normodotate e abbattere questi ostacoli rappresenta una responsabilità collettiva. Un elemento particolarmente apprezzato è stata la possibilità di mettere a disposizione competenze personali, dal disegno all’informatica, raramente valorizzate nella didattica ordinaria, per rispondere a bisogni reali. Andrea, 23 anni, con disabilità visiva, evidenzia invece l’importanza della dimensione umana della tecnologia: l’obiettivo è sviluppare strumenti capaci di sensibilizzare e umanizzare, senza perdere la componente relazionale ed emotiva del supporto reciproco.