Imparare a collaborare con l’intelligenza artificiale in modo consapevole
Quando gli insegnanti parlano di intelligenza artificiale, le prime domande raramente sono tecniche. “Posso fidarmi di ciò che produce questo strumento?”, “Che fine fanno i dati dei miei studenti?”, “Come posso fare in modo che l’IA supporti l’apprendimento, invece di sostituirlo?”.
Sono le stesse domande che Elisa Chierchiello ascolta ogni giorno nelle scuole e nei percorsi di formazione in tutta Italia. E sono domande che risuonano pienamente nel messaggio della Giornata mondiale per la sicurezza in rete (Safer Internet Day, 10 febbraio), che oggi invita a riflettere sul tema “Smart tech, safe choices. Exploring the safe and responsible use of AI”.
Elisa lavora con la Fondazione Mondo Digitale come formatrice da oltre sei anni. È dottoranda in Informatica all’Università degli Studi di Torino e ha una Laurea magistrale in Intelligenza artificiale. Ma quando entra in classe o incontra i docenti, la conversazione non parte quasi mai dagli algoritmi. Parte dalle preoccupazioni. Molti insegnanti si sentono sospesi tra curiosità e cautela. L’intelligenza artificiale è già parte della vita quotidiana degli studenti, ma il suo ruolo a scuola è ancora tutto da costruire. C’è interesse, ma anche timore: di perdere il controllo, di diffondere informazioni errate, di fare danni senza volerlo. “Quello che vedo”, racconta Elisa, “è che i docenti non vogliono vietare l’IA. Vogliono capirla abbastanza bene da poterla usare responsabilmente”.
Dall’incertezza alla comprensione
È qui che entra in gioco Experience AI. Il programma, sviluppato da Raspberry Pi Foundation e Google DeepMind, e promosso in Italia da Fondazione Mondo Digitale, è un percorso di formazione gratuito per docenti di ogni ordine e grado. Il suo obiettivo è semplice e allo stesso tempo trasformativo: trasformare l’incertezza in conoscenza, e la paura in competenza. Durante le attività formative, gli insegnanti esplorano come funzionano davvero i sistemi di IA, quali sono i loro limiti e perché temi come bias, trasparenza e protezione dei dati sono centrali nella didattica quotidiana. E, man mano che la comprensione cresce, qualcosa cambia. L’IA smette di essere una scatola nera. Diventa uno strumento: potente, imperfetto, da guidare.
Imparare a fare domande migliori
Uno dei cambiamenti più evidenti che Elisa osserva non riguarda la tecnologia, ma il modo di pensare.I docenti iniziano a porsi domande diverse e aiutano gli studenti a fare lo stesso. “Perché il sistema ha prodotto proprio questa risposta?”, “Quali informazioni mancano?”, “Quali punti di vista non sono rappresentati?”.
Attraverso attività pratiche, webinar live e risorse on demand, Experience AI sostiene questo passaggio, lavorando su tre dimensioni chiave:
- Etica e bias, per leggere in modo critico i risultati generati dall’IA;
- Pensiero critico, per fare scelte informate e non automatiche;
- Inclusione, perché la conoscenza sull’IA sia un diritto, non una competenza riservata a pochi.
In un Paese in cui, secondo l’indice DESI 2025, poco più della metà della popolazione possiede competenze digitali di base, parlare di sicurezza online senza affrontare il tema dell’alfabetizzazione all’IA non è più sufficiente. Per questo, per la Fondazione Mondo Digitale, il Safer Internet Day non è solo una ricorrenza. È un promemoria: l’educazione è il nostro presidio più forte e la nostra opportunità più grande. Perché le tecnologie intelligenti non sono neutre. Ma se accompagnate da educazione, pensiero critico e responsabilità, possono diventare uno spazio di crescita sicura per le nuove generazioni. Ed è questa la scelta che rende davvero smart la tecnologia.