Vivi Internet, al meglio: l'esperienza di Anna Lucia Peluso
Nel cuore di Acerra, all'istituto comprensivo Ferrajolo Siani, la tecnologia non si subisce e non si limita a un'alfabetizzazione superficiale. Diventa uno strumento di riscatto, inclusione e orientamento personale. Dietro questa visione ci sono in particolare il dirigente scolastico, Sergio Santaniello, e la professoressa Anna Lucia Peluso, docente di tecnologia, progettista e formatrice Steam e di intelligenza artificiale etica a scuola. Una professionista con un bagaglio di competenze che l’ha portata ad intervenire come relatrice al summit "AI in Education" organizzato presso il Mit di Boston (2025), Meet School (2026) e Didacta Italia (2026).
“Tutti gli insegnanti devono potersi avvicinare a un percorso didattico di ricerca-azione, per un approccio multidisciplinare alla tecnologia e al digitale, e per accompagnare un uso etico, sostenibile, critico, costruttivo e sicuro anche dell’intelligenza artificiale a scuola”, esordisce la docente Anna Lucia Peluso. Per questo è importante accompagnare i docenti e le famiglie con programmi come Vivi Internet, al meglio promosso da Fondazione Mondo Digitale con il supporto di Google.org, che coinvolge studenti tra gli 8 e i 14 anni, docenti e famiglie in un percorso strutturato di educazione alla cittadinanza digitale.
L'abbiamo intervistata per farci raccontare la sua idea di "umanesimo digitale" e del ruolo che la tecnologia ha in un contesto scolastico complesso come quello della cosiddetta “Terra dei fuochi” sul quale insiste la scuola.
“Tra gli alunni delle 9 classi in cui insegno, che sono molto eterogenee, alcuni non hanno mai preso un mezzo pubblico, spostandosi solo in motorino o automobile e molti non hanno la propensione alla lettura e alla cultura permanente. Purtroppo, non ci luoghi di ritrovo adatti a ragazzi delle scuole medie, ma piazze con parchi giochi per bimbi più piccoli e troppo assolate per essere frequentate durante il giorno. Per questo i centri commerciali diventano i loro spazi di aggregazione, così che l’economia locale viene depressa”.
“Qui le singole iniziative isolate non servono, sono invece prioritari programmi strutturati e un approccio multidisciplinare alla tecnologia condiviso da tutto il consiglio di classe. È quella che definisco didattica orientativa. Quando chiediamo alle classi di lavorare con il digitale, gli alunni scoprono web app di programmazione che poi usano a casa, attraverso queste sfide scoprono i propri talenti, come la passione per la grafica o le meccaniche del codice. La scuola deve insegnare la competenza di compiere scelte per realizzare i propri sogni. L’acquisizione delle competenze DigComp protegge e include tutti, anche i ragazzi a rischio di dispersione scolastica o con difficoltà di apprendimento”.
Anna Lucia ha collaborato con la comunità dei Docenti della scuola del noi di Fondazione Mondo Digitale, comunità di sperimentazione con i docenti, in cui ha avuto modo di provare attività didattiche sulla gamification e sull'uso dell'IA come mentore per risolvere indizi all'interno di escape room didattiche. Da questa sinergia è nata anche la sua partecipazione attiva ai seminari di Vivi Internet, al meglio, “proprio perché credo nel valore della condivisione tra docenti. Ho preso quegli stimoli e li ho reinterpretati in maniera creativa in classe. Ad esempio, proponendo un uso avanzato dello strumento NotebookLM, ho chiesto ai miei alunni di produrre dei podcast ispirati allo stile comunicativo di Zerocalcare, affrontando temi complessi come la fiducia, la felicità e i sistemi scolastici. L'uso dei tool di IA generativa non è stato sostitutivo, ma di stimolo: la tecnologia ha aiutato a strutturare i testi, ma poi i ragazzi hanno dovuto imparare a usare app di registrazione, inserire sigle e tappeti sonori, allenando la scrittura in italiano, il lavoro di squadra e l'autovalutazione”. “I ragazzi hanno risposto a questa sfida con un ritorno in termini di consapevolezza critica. Nel brainstorming iniziale sulla felicità è emerso un chiaro bisogno di recuperare una dimensione naturale e umana, come stare in famiglia, con gli amici, guardare un tramonto. I giovani oggi sono consumatori famelici di oggetti, ma spesso si tratta di brama di possesso e non di vero desiderio. Portare l'IA a scuola serve proprio a questo: a governarla per rimettere l'uomo al centro, in linea con l'AI Act europeo. In un'altra attività, i miei studenti si sono trasformate in veri e propri addestratori di Gemini. Attraverso l'in context learning, gli alunni hanno analizzato criticamente gli output della GenAI, scovando bias e allucinazioni, per poi correggerli verificando i dati su fonti cartacee certificate. Hanno insegnato alla macchina ciò che non sapeva. La stessa IA rispondeva nei prompt ringraziandoli e ricordando che lei apprende dai dati, mentre noi umani apprendiamo dal contesto e dalla memoria”.
In conclusione, il messaggio che, come risorsa e formatrice d'eccellenza, Anna Lucia dà alla comunità dei docenti è che “Viviamo in un'era in cui dobbiamo insegnare ai ragazzi quello che definisco umanesimo digitale. Partecipare a programmi come Vivi Internet, al meglio e collaborare attivamente con realtà come Fondazione Mondo Digitale è importante non tanto per imparare a usare un software, quanto per mettere a disposizione di tutti le buone pratiche. Condividere le esperienze vissute sul campo è un'occasione preziosa di crescita professionale e personale, perché quando in classe crescono le competenze digitali, si assiste sempre a una parallela e straordinaria crescita dei rapporti umani”.
Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.