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La "rivoluzione morbida" in agricoltura

Capio Robotics alla Romecup 2026: intervista a Niccolò Pagliarani

La "rivoluzione morbida" in agricoltura

La "rivoluzione morbida" in agricoltura

Capio Robotics alla Romecup 2026: intervista a Niccolò Pagliarani

Robot capaci di afferrare frutta e verdura senza rovinarle, adattandosi alla forma e alla consistenza dei prodotti. All’area dimostrativa della RomeCup 2026 (Roma, 28–30 aprile), tra le tecnologie dedicate a agricoltura intelligente e sostenibilità, arriva anche Capio Robotics, spinoff in fase di costituzione della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
Il progetto nasce per affrontare una delle sfide più complesse della robotica applicata all’agricoltura: la manipolazione di prodotti biologici fragili e variabili. I sistemi robotici tradizionali, progettati per ambienti industriali standardizzati, spesso non sono adatti a gestire frutta e ortaggi delicati. 
Capio Robotics sviluppa invece soluzioni di soft robotics, con pinze robotiche realizzate in materiali morbidi come il silicone, integrate con sistemi di visione 3D e sensor fusion. Questa combinazione permette ai robot di adattarsi alla forma dei prodotti e di manipolarli senza danneggiarli, aprendo nuove prospettive per l’automazione della filiera agroalimentare.

Alberta Testa ha approfondito il progetto con Niccolò Pagliarani, ricercatore e chief development officer della startup.

Niccolò, raccontaci del tuo percorso e di come nasce Capiorobotics.
Ho 28 anni e lavoro come ricercatore alla Scuola Superiore Sant’Anna, dove ho studiato ingegneria bionica e poi svolto il dottorato di ricerca. Durante questo percorso ho avuto l’opportunità di fare esperienze di ricerca negli Stati Uniti e in Svizzera. 
Capio Robotics nasce proprio dall’attività di ricerca sviluppata al Sant’Anna. Alla fine del 2025 abbiamo ottenuto un finanziamento pre-seed da 150.000 euro da RoboIT (CDP) e depositato due brevetti sulla nostra tecnologia. In questo momento stiamo lavorando alla chiusura di un round di investimento da 1,5 milioni di euro per portare le nostre soluzioni sul mercato.

Quale problema concreto volete risolvere con la vostra tecnologia? 
Il nostro obiettivo è automatizzare alcune fasi dell’industria agroalimentare, in particolare quelle che riguardano prodotti delicati. Oggi molti robot industriali non riescono a gestire frutta e ortaggi perché sono troppo rigidi e poco adattabili. 
La nostra tecnologia nasce anche dal progetto europeo SoftGrip, un progetto da circa 3 milioni di euro concluso nel 2024, che aveva l’obiettivo di sviluppare sistemi robotici per la raccolta automatizzata dei funghi. Dopo aver validato la tecnologia su questo tipo di coltura, stiamo lavorando per applicarla anche ad altri prodotti come lamponi, mele e kiwi.

Qual è la sfida tecnica più grande quando si progettano robot “morbidi”? 
La sfida principale è trovare il giusto equilibrio tra delicatezza e performance. Il robot deve essere abbastanza morbido da non danneggiare il prodotto, ma allo stesso tempo sufficientemente preciso e stabile per afferrarlo in modo rapido e ripetibile. 
In agricoltura, inoltre, ogni frutto è diverso: cambiano dimensione, forma e grado di maturazione. La soft robotics permette di incorporare questa adattabilità direttamente nella struttura della pinza robotica.

Esiste già una domanda concreta da parte del settore agricolo?
Sì, il mercato sta mostrando molto interesse. Stiamo collaborando, ad esempio, con realtà come il consorzio Melinda. L’automazione può aiutare la filiera agroalimentare ad affrontare alcune sfide importanti: la carenza di manodopera, la riduzione degli sprechi e il miglioramento della qualità del prodotto raccolto. Inoltre, queste tecnologie possono contribuire a rendere la filiera più trasparente e tracciabile, con benefici anche per i consumatori.

C’è spesso il timore che i robot sostituiscano il lavoro umano. Qual è la tua visione? 
Credo che la tecnologia debba supportare il lavoro umano, non sostituirlo. In agricoltura molte attività sono fisicamente molto impegnative. L’idea è utilizzare i robot per svolgere i compiti più pesanti o ripetitivi, lasciando alle persone ruoli di controllo, supervisione e gestione dei sistemi. In questo senso, l’innovazione può diventare anche un’opportunità per sviluppare nuove competenze.

Alla RomeCup incontrerete molti studenti. Che consiglio daresti a chi sogna di creare una startup tecnologica? 
Il consiglio è di partire sempre da un problema reale. Non basta sviluppare una tecnologia interessante: bisogna capire se esiste un bisogno concreto e se il mercato è pronto ad accoglierla. Poi servono competenze diverse: ricerca, ingegneria, ma anche comunicazione e capacità imprenditoriali. E soprattutto tanta pazienza e perseveranza, perché trasformare un’idea in una startup richiede tempo e molti tentativi.

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