RomeCup 2026: il progetto Aura dell’Avogadro di Vercelli vince il contest creativo Cobot
Per la terza volta in quattro anni l’istituto superiore Amedeo Avogadro di Vercelli sale sul gradino più alto del podio nella categoria Cobot, dedicata alla robotica collaborativa. Alla RomeCup 2026 il team formato da Anita Portafoglio, Filippo Ferrara e Massimo Nigra, con la guida dei docenti Lucetta Bertinetti e Luca Oliva e il supporto dell’Università del Piemonte Orientale, ha conquistato il primo posto con A.U.R.A. Assistive Unit for Rehabilitation and Autonomy.
Il progetto propone un esoscheletro riabilitativo pensato per sostenere i movimenti di braccia, mani e dita e accompagnare pazienti o anziani con difficoltà motorie. Una soluzione nata per supportare il percorso terapeutico e, soprattutto, per immaginare una riabilitazione più accessibile anche fuori dagli ambienti clinici, in contesti domestici e quotidiani.
"A.U.R.A. è un progetto che riguarda un esoscheletro riabilitativo molto immersivo per l’utente e per il paziente", spiega Anita Portafoglio nella video testimonianza realizzata durante la RomeCup. "Ha l’obiettivo di supportare le cure mediche nei confronti di chi ha difficoltà motorie e di aiutare quelle persone che in futuro, per piccoli traumi o per l’anzianità, avranno bisogno di un supporto al movimento anche a casa".
Il prototipo è stato progettato per agire su spalla, gomito, polso e dita, con diverse modalità di utilizzo. La prima passa da un’interfaccia grafica sviluppata dagli studenti in C#, collegata a una scheda Arduino Nano tramite porta seriale. Da qui l’utente può attivare movimenti già programmati, come aprire e chiudere la mano o muovere un dito alla volta, oppure costruire sequenze personalizzate insieme a un medico, un fisioterapista o un fisiatra, per poi replicarle durante gli esercizi a casa.
È prevista anche una modalità manuale, che consente di muovere progressivamente le diverse parti dell’esoscheletro, un grado alla volta, e una modalità basata su sensori di tocco: il paziente interagisce con il sensore e, in base alla durata del contatto, attiva specifici movimenti della mano. Le diverse modalità possono essere usate insieme, in modo complementare, per adattare il dispositivo alle esigenze della persona.
A.U.R.A. integra componenti meccaniche e digitali: scheda Arduino, sensori di tocco, servomotori ad alta coppia, materiali come PETG, PLA, teflon e alluminio, oltre a un’applicazione user friendly pensata per aiutare l’utente e monitorare i progressi riabilitativi. Nella documentazione di progetto gli studenti sottolineano anche la modularità del prototipo, che può essere migliorato, ottimizzato e potenzialmente adattato ad altre parti del corpo.
Il riconoscimento ottenuto alla RomeCup conferma la qualità della collaborazione tra scuola e università. L’IIS Avogadro, che comprende il Liceo Avogadro di Vercelli e l’ITIS G. Galilei di Santhià, ha lavorato in stretta sinergia con l’Università del Piemonte Orientale, con il contributo tecnico e scientifico del professor Massimo Canonico. Un ecosistema educativo che permette agli studenti di confrontarsi con problemi complessi, progettare soluzioni concrete e comprendere come la robotica possa diventare servizio alla persona.
"A.U.R.A. mostra molto bene il senso dei contest creativi della RomeCup: non chiediamo ai ragazzi di immaginare robot astratti, ma soluzioni capaci di dialogare con la vita reale", sottolinea Eleonora Curatola, che ha coordinato i contest creativi di robotica. "In questo caso la robotica collaborativa entra nel campo della riabilitazione e dell’autonomia personale, un ambito in cui la tecnologia può fare la differenza solo se resta vicina ai bisogni delle persone. Il team ha saputo unire competenze tecniche, attenzione sociale e una visione concreta di sviluppo".
Con A.U.R.A. la categoria Cobot della RomeCup 2026 racconta una robotica che non sostituisce, ma accompagna; non automatizza soltanto, ma sostiene; non lavora al posto dell’uomo, ma accanto alla persona, per restituire movimento, fiducia e autonomia.

