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25 anni fa, oggi

Deaf Drums Road

25 anni fa, oggi

25 anni fa, oggi

Non è il palco di Sanremo... ma che emozione vedere "Il mondo in piazza"!

Stasera milioni di occhi saranno incollati alla televisione per seguire la 76ª edizione del Festival di Sanremo (24-28 febbraio). Tra una canzone e l’altra, vi proponiamo un breve salto nel tempo. Perché anche la Fondazione Mondo Digitale ha una sua storia musicale. Un festival diverso, senza Ariston, ma con un palco grande come il mondo.

Era il 2012. Volevamo concludere la sesta edizione del Global Junior Challenge con una serata indimenticabile, all’altezza delle storie arrivate a Roma da ogni parte del pianeta. Dal 17 al 19 ottobre Roma è diventata la capitale dell’ICT per l’istruzione globale e l’e-inclusion. Tre location (Scuola primaria Don Gioacchino Rey, Città educativa e Campidoglio) hanno ospitato esposizioni, laboratori di cooperazione, networking internazionale con 19 Paesi a confronto, dibattiti (quello inaugurale con Tullio De Mauro)...
Così il 18 ottobre, in piazza Vittorio Emanuele II, la più grande della capitale, abbiamo organizzato una serata musicale aperta alla città: “Il mondo in piazza”.

Un festival globale dell’educazione del 21° secolo
Tra gli artisti saliti sul palco di piazza Vittorio c’erano i Deaf Drums Road. Venticinque ragazzi del Convitto per sordi della capitale, guidati dal maestro Sergio Quarta. Percussionisti che non sentono la musica, ma la suonano. Il laboratorio, unico in Italia, è nato da un’intuizione semplice e potente: una persona sorda, camminando, riproduce spontaneamente una sequenza ritmica regolare. A ogni passo corrisponde un colpo. Il ritmo nasce così, trasformando il movimento in vibrazione condivisa. "Uno dei compiti di ogni musicista è portare la musica dove non c’è", spiegava Sergio Quarta. "Ho capito che il posto più lontano dove portarla era a pochi chilometri da casa mia". 
Da sei ragazzi iniziali il laboratorio è cresciuto fino a coinvolgerne venticinque. Non solo musica, ma relazione, gruppo, identità. I ragazzi si definiscono “fratelli”, figli della stessa madre: la musica. Quella sera del 2012 si sono esibiti per la prima volta davanti a un pubblico. 
I giovani musicisti in omaggio a Ludwig van Beethoven hanno suonato la nona sinfonia, una delle opere più note di tutta la musica classica. Beethoven l’ha composta quando era completamente sordo. E il pubblico divertito e sorpreso ha ringraziato, senza applausi, ma nel linguaggio dei segni, facendo vibrare in alto le mani.

Gli applausi del pubblico

Lingua e cittadinanza
Durante le serate del Festival di Sanremo, quando vedremo i brani interpretati in Lingua dei Segni Italiana (LIS) - oggi integrata stabilmente attraverso Rai Pubblica Utilità, con performer sordi e udenti che traducono ritmo ed emozioni in una LIS artistica e musicale - ricordiamoci che anche questo è il frutto di un lungo percorso culturale. Il riconoscimento della LIS come lingua a pieno titolo, infatti, è stato sostenuto da studiosi e intellettuali che hanno difeso la dignità di ogni lingua come strumento di partecipazione. Tra questi, il nostro presidente Tullio De Mauro  (Torre Annunziata, 1932 - Roma, 2017), grande studioso della Costituzione, della letteratura sulle lingue dei segni e “amico dei sordi”.  Solo il 19 maggio 2021, con l'approvazione dell'art. 34-ter del Decreto Sostegni, l'Italia ha ufficialmente riconosciuto, promosso e tutelato la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la Lingua dei Segni Italiana Tattile (LIST). Questo traguardo storico garantisce l'inclusione delle persone con disabilità uditiva, facilita l'accessibilità ai servizi pubblici e riconosce la figura professionale dell'interprete Lis/List.

Il maestro Sergio Quarta con i Deaf Drums Road

Il nostro palco non è l’Ariston. È il mondo!
Nello speciale concerto di musica “inclusiva”, non sono mancate anche suggestive contaminazioni con sonorità più lontane, grazie alla partecipazione straordinaria dell’artista cileno Hector “Titin” Molina, paladino e sostenitore di un popolo dimenticato, il popolo Mapuche. Sono gli abitanti Amerindi originari del Cile Centrale e Meridionale e del Sud della Argentina. Un popolo che oggi è costretto alla Resistenza, perché non riesce a vivere come ha scelto di vivere da sempre, legato alla terra, all’agricoltura, ai forti legami familiari.

Hector “Titin” Molina
Arianna Ciampoli con Mirta Michilli

 

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