Un'alleanza strategica dalla prima edizione del 2007
Il legame tra Sapienza Università di Roma e la RomeCup non è episodico né meramente logistico. È una collaborazione strutturale che attraversa quasi vent’anni di storia della manifestazione, intrecciando ricerca accademica, formazione dei giovani e competizioni internazionali.
Nel 2022 la RomeCup è stata ospitata all’Edificio Marco Polo e nel 2026 torna nello stesso luogo. Ma ridurre questo rapporto a una questione di location sarebbe limitante: Sapienza è parte integrante dell’ecosistema scientifico e culturale che ha contribuito a far crescere la RomeCup come laboratorio permanente di innovazione.
Dalle origini: ricerca che scende in campo
Fin dalla prima edizione del 2007, con l’intervento del professore Daniele Nardi, ordinario di Intelligenza artificiale, l’ateneo ha contribuito a dare autorevolezza scientifica alla manifestazione, partecipando ai workshop sulla robodidattica e al confronto sulle applicazioni educative dell’automazione.
I gruppi di ricerca del Dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale “A. Ruberti” (DIAG) hanno accompagnato negli anni:
- le competizioni di robotica
- i tavoli di lavoro su IA e società
- i momenti di orientamento universitario
- il dialogo internazionale con la comunità RoboCup
Sapienza ha svolto un duplice ruolo: motore scientifico e ponte generazionale tra ricerca avanzata e scuole.
Il team SPQR: competenza e spettacolo
Tra i protagonisti storici spicca il team SPQR, guidato da Daniele Nardi (team advisor) e Luca Iocchi (team advisor), punto di riferimento italiano nella RoboCup.
Le dimostrazioni del team durante le edizioni della RomeCup sono rimaste nella memoria collettiva: partite di calcio tra umanoidi, prove di coordinamento e cooperazione multi-agente, sfide tecniche che diventano spettacolo pubblico. Un’agenzia di stampa che racconta la terza edizione descrive con vivacità la scena in Campidoglio: il silenzio prima del tiro, il portiere robot davanti alla porta, la palla che esce fuori e il ricercatore che la rimette in campo. Una partita tra umanoidi che diventa metafora potente dell’imprevedibilità dell’intelligenza artificiale. Come sottolineava Luca Iocchi, il fascino sta proprio nell’errore possibile: il fatto che un robot possa sbagliare rende la scena viva, emozionante, mai deterministica.
Dai Sony Aibo ai Nao: l’evoluzione delle piattaforme
Nelle prime due edizioni i campi di gara erano animati dai quadrupedi Sony Aibo, “cagnolini” robotici programmati e addestrati anche grazie al contributo dei ricercatori di Sapienza. Dal 2009 il testimone passa agli umanoidi Nao, piattaforma centrale anche nella RoboCup. Con Nao cambia la scena: il corpo umanoide rende più immediata l’identificazione e più forte l’impatto educativo.
Nei laboratori della Sapienza, Nao viene utilizzato per:
- studio dell’interazione uomo-robot
- visione artificiale e percezione
- coordinamento motorio
- cooperazione multi-agente
Quando questi robot scendono in campo alla RomeCup, non sono semplici strumenti di gara: sono il risultato di anni di ricerca che trovano nella manifestazione uno spazio di divulgazione e contaminazione.
2014: Nao in porta e Nao orientatore
Nel 2014 la collaborazione assume una forma simbolicamente potente. Per i più piccoli, gli studenti dell’Università Sapienza organizzano una sfida ai calci di rigore con NAO in porta. Il piccolo umanoide si posiziona tra i pali e prova a parare i tiri dei bambini. Un gesto semplice, ma altamente significativo: la ricerca universitaria diventa esperienza diretta, gioco, meraviglia. Nello stesso anno Nao comincia a essere usato anche come “orientatore” universitario, capace di interagire con gli studenti e accompagnarli nei percorsi di scoperta delle professioni Stem. La robotica entra così nella dimensione dell’accompagnamento e della relazione, anticipando il paradigma dell’intelligenza aumentata.
2018: nasce NonniBOT, la robotica che crea legami
Nel 2018 la RomeCup introduce i contest creativi. Tra questi nasce NonniBOT, coordinato dal DIAG della Sapienza. Il focus è chiaro: realizzare un robot che possa stare a casa con i nonni e consentire al nipote collegato in remoto di interagire con loro. Il contest è coordinato da Paola Ferrarelli insieme a Luca Iocchi e coinvolge 8 scuole in un percorso di alternanza scuola-lavoro, con team di 4-8 studenti seguiti dai docenti.
Con NonniBOT cambia il paradigma: dalla robotica come competizione alla robotica come risposta a un bisogno sociale reale. La tecnologia diventa ponte tra generazioni, strumento di prossimità, laboratorio di cittadinanza tecnologica.

2022 e 2026: continuità e futuro
L’ospitalità della RomeCup nel 2022 e nel 2026 all’Edificio Marco Polo rappresenta la continuità di una alleanza strategica. Dalle dimostrazioni del team SPQR alle partite tra umanoidi in Campidoglio, dai calci di rigore con NAO ai contest di robotica sociale, dalla visione pionieristica di Luigia Carlucci Aiello alla formazione dei giovani ricercatori, la collaborazione tra Sapienza e RomeCup racconta una storia coerente. Una storia in cui:
- la ricerca esce dai laboratori
- entra nelle scuole
- anima le piazze istituzionali
- costruisce un ecosistema dell’innovazione umano-centrico
Nel quadro della RomeCup 2026, dedicata al paradigma dell’intelligenza aumentata, Sapienza non è soltanto partner istituzionale: è co-protagonista di una visione che unisce competenza scientifica, responsabilità sociale e dialogo tra generazioni.


