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Quando la cybersecurity incontra la scuola

Smart & Safe: il volontariato di competenza nell'esperienza di Claudia Zambella

Quando la cybersecurity incontra la scuola

Quando la cybersecurity incontra la scuola

Smart & Safe: il volontariato di competenza nell'esperienza di Claudia Zambella

Cosa significa lavorare ogni giorno per proteggere dati, infrastrutture e sistemi digitali? E come si racconta la cybersecurity a ragazze e ragazzi, trasformando un tema complesso in un'occasione di confronto e crescita?

Con Smart & Safe, il programma di volontariato di competenza realizzato nell'ambito di Ital.IA Lab for School, oltre 160 professionisti Microsoft entrano nelle scuole per condividere esperienze, competenze e strumenti utili a vivere il digitale in modo più sicuro e consapevole.

Dopo il primo incontro all'Istituto Fabio Besta di Milano, abbiamo raccolto la testimonianza di Claudia Zambella, Security Consultant di Microsoft. Nell'intervista racconta cosa ha imparato dal confronto con gli studenti, perché crede nel valore del volontariato di competenza e quale ruolo possono avere le aziende nel promuovere una cultura della sicurezza digitale, dentro e fuori la scuola.

“Mi è sempre piaciuto avere la possibilità di poter incontrare ragazzi più giovani con cui condividere la mia esperienza. Nel passato l’incontro con persone che avevano già maturato qualche anno di esperienza nel mondo del lavor è stata fondamentale e di ispirazione per me. Spero in qualche modo di poter fornire qualche spunto di riflessione anche io a dei ragazzi che a breve affronteranno delle scelte che definiranno il loro futuro”. All’interno del programma Smart&Safe del progetto Ital.IA Lab for School, Claudia ha parlato di cybersecurity, un tema che affronta quotidianamente nel suo lavoro.

“L’esperienza con i ragazzi è stata stupenda e piacevole (contro le mie aspettative). Temevo avrei fatto fatica a farmi ascoltare o a catturare l’attenzione dei ragazzi in classe, invece è stato tutto più semplice del previsto. Mi sono trovata davanti dei ragazzi estremamente interessati ad apprendere quello di cui si è parlato in classe, ma allo stesso tempo, molto più consapevoli di quanto mi aspettassi rispetto alle minacce che quotidianamente vivono nel mondo digitale. Hanno anche fatto molte domande per poi capire effettivamente come adottare le mitigazioni che ho suggerito loro durante la sessione”.

Nessun atteggiamento di eccessiva padronanza del tema nei ragazzi: “Non credo sovrastimino la loro conoscenza della tecnologia. Piuttosto, come spesso succede in giovinezza, ritengo che potrebbero avere un’avversione al rischio molto bassa o semplicemente essere più temerari. Devo anche riconoscere che, rispetto agli adulti, riescono ad utilizzare i social in maniera molto più consapevole e, nel momento in cui vengono a conoscenza delle minacce a cui sono esposti, sono anche pronti a capire come provare a proteggersi”. La presentazione è stata talmente tanto interattiva e partecipata sui temi iniziali, che ci sono state poche domande sulle prospettive di carriera. Ma, nel poco tempo a disposizione, qualcuno ha mostrato interesse sulle prospettive di carriera e sembrava interessato ad approfondire.

Magari avere più tempo a disposizione! “Il volontariato resta un’esperienza importante, ma per quanto veicolato dall’azienda (come in questo caso), resta quasi di più un’esperienza della sfera personale. Il dipendente che decide di dedicarsi a un’esperienza del genere, lo fa esclusivamente a sue “spese”, infatti, quando il dipendente si dedica ad un’attività di volontariato, le sue scadenze lavorative restano ed è una sua responsabilità gestire il proprio tempo in modo da portare avanti l’esperienza di volontariato senza impattare la qualità del proprio lavoro. Nonostante ciò, io credo che comunque sia importante per le aziende attivarsi per promuovere questo tipo di esperienze, in primis perché diventano un’evidenza tangibile dell’impegno che spesso promuovono nell’ambito della responsabilità sociale e poi anche perché la loro intermediazione rende più semplice per i lavoratori venire a conoscenza di queste opportunità. Infine, io credo che queste esperienze possano essere arricchenti anche per le aziende stesse, in quanto i giovani consapevoli di oggi, potranno diventare i loro dipendenti domani”.

Intervista di Onelia Onorati, ufficio stampa della Fondazione Mondo Digitale.

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