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Dieci punti per cambiare passo

Mirta Michilli rilancia il ruolo del Terzo settore nella transizione digitale

Dieci punti per cambiare passo

Dieci punti per cambiare passo

Mirta Michilli rilancia il ruolo del Terzo settore nella transizione digitale

L'economia sociale può assumere un ruolo da protagonista nella trasformazione digitale del Paese, contribuendo a orientare l'innovazione verso i bisogni delle persone e delle comunità. Per farlo servono una visione condivisa, investimenti nelle competenze, capacità di innovazione e strumenti che permettano alle organizzazioni di affrontare un cambiamento sempre più profondo. È la prospettiva proposta da Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale ETS, che ieri, mercoledì 21 ottobre, ha aperto e guidato il confronto al convegno L'economia sociale nell'era digitale, organizzato a Roma in collaborazione con Terzjus, in occasione dei 25 anni della Fondazione. Al centro dell'incontro, la volontà di avviare un percorso comune tra istituzioni, organizzazioni sociali e altri attori dell'innovazione, partendo da una Carta per la transizione digitale in dieci punti, elaborata dalla Fondazione come contributo al Piano nazionale per l'economia sociale.

Venticinque anni dalla parte delle persone
La riflessione di Michilli prende avvio dalla missione che ha guidato la Fondazione fin dalla sua nascita: contribuire alla costruzione di una società democratica della conoscenza, nella quale tutti possano beneficiare delle opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico. In 25 anni la Fondazione ha accompagnato persone con età, esperienze e bisogni molto diversi: giovani, anziani, persone con disabilità, cittadini di origine straniera e persone che incontrano maggiori ostacoli nell'accesso alle tecnologie. Un'esperienza che ha reso sempre più evidente il rapporto tra competenze digitali e diritti di cittadinanza. La progressiva digitalizzazione dei servizi pubblici, infatti, offre nuove possibilità di accesso e semplificazione, ma può anche creare ulteriori difficoltà per chi non dispone delle competenze o degli strumenti necessari. Per questo, ha ricordato Michilli, l'alfabetizzazione digitale e l'accesso ai servizi online rappresentano oggi un tema di cittadinanza. Una questione che riguarda direttamente anche il Terzo settore, impegnato quotidianamente nell'accompagnamento delle persone più fragili e nella risposta ai bisogni delle comunità.

Il digitale nel Piano nazionale per l'economia sociale
L'approvazione del Piano nazionale per l'economia sociale rappresenta, secondo Michilli, un'opportunità importante per affrontare in modo più organico il rapporto tra innovazione tecnologica e sviluppo del settore. Il tema della digitalizzazione è presente nel Piano, ma la Fondazione ritiene necessario attribuirgli un rilievo maggiore, proporzionato agli effetti che le tecnologie e l'intelligenza artificiale stanno producendo sulle organizzazioni e sulla società. La trasformazione digitale può contribuire a migliorare l'efficienza dei processi, affrontare la scarsità di risorse, aumentare la produttività e rendere i servizi più rispondenti alle esigenze delle persone. Allo stesso tempo, richiede investimenti, competenze e una capacità di cambiamento che molte organizzazioni, soprattutto quelle di piccole dimensioni, faticano a sviluppare autonomamente. Da questa consapevolezza nasce il documento di posizione che la Fondazione Mondo Digitale ha trasmesso alle istituzioni, accompagnato da una Carta in dieci punti. L'obiettivo è contribuire alla fase successiva all'approvazione del Piano, quando gli indirizzi programmatici dovranno tradursi in interventi, strumenti e opportunità concrete.

Una leadership per la transizione digitale
Uno dei passaggi più significativi dell'intervento riguarda il ruolo che l'economia sociale può svolgere nell'orientare il cambiamento tecnologico. Secondo Michilli, le organizzazioni del Terzo settore possiedono una risorsa preziosa: la conoscenza diretta dei bisogni delle persone e dei territori, costruita attraverso esperienze di prossimità, educazione, inclusione e partecipazione. Questa capacità può diventare un contributo determinante anche per le politiche di innovazione. Il Terzo settore può dunque assumere una leadership culturale e sociale nella transizione digitale, mettendo in relazione le opportunità delle nuove tecnologie con le esigenze concrete dei cittadini. Un ruolo che riguarda sia il miglioramento delle organizzazioni sia la possibilità di contribuire alle scelte pubbliche, affinché la trasformazione digitale sia equa e inclusiva. È su questa prospettiva che la Fondazione ha invitato istituzioni e organizzazioni a confrontarsi, con l'ambizione di costruire nuove alleanze e iniziative comuni. 

La trasformazione digitale richiede tempo e risorse
Tra le priorità della Carta, Michilli ha dedicato particolare attenzione alla necessità di investimenti stabili e di lungo periodo. La trasformazione digitale di un'organizzazione è un processo complesso, che coinvolge tecnologie, competenze, gestione dei dati, cultura organizzativa e modalità di lavoro. La stessa Fondazione Mondo Digitale sta affrontando un percorso di innovazione interna, sperimentando strumenti di intelligenza artificiale e sviluppando una cultura condivisa per valorizzare il proprio patrimonio di dati e conoscenze. Un'esperienza che conferma quanto il cambiamento richieda continuità, risorse e capacità di accompagnamento. Per questo, secondo Michilli, gli investimenti destinati alla digitalizzazione del Terzo settore devono avere un orizzonte adeguato: sei mesi o un anno non sono sufficienti per sostenere una trasformazione strutturale. È un'indicazione importante anche per le politiche pubbliche, chiamate a costruire strumenti di finanziamento coerenti con i tempi e la complessità dei processi di innovazione.

Dalle competenze all'impatto sociale
Nel corso dell'incontro, Michilli ha richiamato anche l'esperienza sviluppata dalla Fondazione insieme alla Croce Rossa Italiana, nell'ambito del progetto Digital Bridge, sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale. Un caso di studio che permette di osservare come la formazione digitale e sull'intelligenza artificiale possa rafforzare le competenze delle persone all'interno di una grande organizzazione sociale. La sfida successiva consiste nel comprendere come queste competenze possano tradursi in cambiamenti organizzativi e, nel tempo, in una maggiore capacità di rispondere ai bisogni delle comunità. È proprio questa prospettiva che rende centrale il tema della valutazione: raccogliere evidenze, comprendere gli effetti degli interventi e mettere a disposizione del settore modelli e pratiche che possano essere adattati ad altri contesti.

Un percorso da costruire insieme
Il convegno del 21 ottobre ha rappresentato per la Fondazione Mondo Digitale un'occasione per celebrare i propri 25 anni rilanciando una sfida collettiva. Il percorso avviato con la Carta in dieci punti punta a coinvolgere istituzioni, organizzazioni dell'economia sociale, imprese e mondo della ricerca in un confronto capace di generare nuove collaborazioni. La Fondazione mette a disposizione le competenze e l'esperienza maturate nell'educazione digitale, nell'innovazione sociale e nella sperimentazione di nuovi modelli di apprendimento e partecipazione. L'obiettivo è fare della transizione digitale una responsabilità condivisa e un'opportunità di sviluppo per l'intera economia sociale, rafforzando la capacità delle organizzazioni di innovare e contribuendo a costruire una società della conoscenza più equa e inclusiva. Una prospettiva che guarda oltre il venticinquesimo anniversario e rinnova la missione con cui è nata la Fondazione Mondo Digitale: rendere le opportunità della conoscenza e della tecnologia accessibili a tutti.

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