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La "Carta" prende voce

Convegno sull'economia sociale e la trasformazione digitale

La "Carta" prende voce

La "Carta" prende voce

Esperienze, proposte e nuove priorità condivise dalle organizzazioni dell'economia sociale

Chi decide come deve essere utilizzata l'intelligenza artificiale? Come possiamo proteggere le persone più vulnerabili dalle nuove forme di esclusione? Quali competenze servono alle organizzazioni sociali per governare il cambiamento? E come possiamo valutare se l'innovazione produce davvero benefici per le comunità? Sono alcune delle domande che hanno animato il tavolo di lavoro del 21 ottobre, nell'ambito del convegno “L'economia sociale nell'era digitale”, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale ETS in occasione dei suoi 25 anni. Il confronto, guidato dalla direttrice generale Mirta Michilli, ha preso avvio dalla Carta per la transizione digitale in dieci punti, elaborata dalla Fondazione come contributo al Piano nazionale per l'economia sociale. Una proposta aperta, pensata per raccogliere esperienze e individuare priorità condivise, coinvolgendo le organizzazioni del Terzo settore nella costruzione di una trasformazione digitale equa, inclusiva e sostenibile. Dalla discussione è emersa una pluralità di prospettive che riflette la ricchezza dell'economia sociale italiana: associazioni impegnate nella tutela dei diritti, nella cooperazione internazionale, nell'educazione, nel volontariato, nella formazione, nella salute e nell'inclusione delle persone più fragili.

Chi ha il potere di decidere?
Il primo punto della Carta invita l'economia sociale ad assumere un ruolo di guida nella transizione digitale. Ma che cosa significa esercitare questa responsabilità? Katia Scannavini, segretaria generale di ActionAid Italia, ha posto una domanda destinata ad attraversare l'intero confronto: "Chi ha il potere di decidere che cosa l'innovazione deve fare, per chi e con quali conseguenze"». La riflessione sposta l'attenzione dalla possibilità di accedere alle tecnologie alla capacità di partecipare alle decisioni che ne orientano lo sviluppo. ActionAid sta sperimentando l'intelligenza artificiale nei propri processi di lavoro e in progetti che mirano a ridurre le barriere linguistiche e cognitive. Ma Scannavini ha richiamato anche i rischi connessi alle disuguaglianze di potere, agli stereotipi di genere incorporati negli algoritmi e ai meccanismi economici delle piattaforme digitali, che possono alimentare polarizzazione e discriminazioni. Per rendere effettiva la leadership dell'economia sociale ha indicato tre condizioni: partecipare alla definizione delle priorità, assumersi la responsabilità degli effetti indesiderati delle tecnologie e verificare se le persone meno rappresentate acquisiscano maggiore potere decisionale, compresa la possibilità di contestare le scelte che le riguardano. Una prospettiva che amplia il significato della Carta: il Terzo settore può contribuire a definire le finalità dell'innovazione, portando nelle decisioni tecnologiche l'esperienza maturata a contatto con le persone e le comunità.

Proteggere i diritti, prevenire i rischi
Il tema della responsabilità attraversa anche la tutela dei dati personali e la sicurezza digitale. Ivan Marinelli, presidente di Aeci, ha raccontato l'esperienza di una piattaforma sviluppata per supportare le attività dell'associazione, nella quale i dati vengono anonimizzati prima di essere elaborati attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Una scelta che nasce dall'esigenza di proteggere le informazioni dei cittadini e apre interrogativi sulla localizzazione dei dati, sull'affidabilità dei fornitori tecnologici e sulle garanzie effettivamente offerte agli utenti. Marinelli ha richiamato anche il problema delle truffe online, presentando l'esperienza di ShopSicuro: nei tre mesi citati durante l'intervento, il servizio ha registrato circa 500.000 visite, analizzato 24.861 siti e individuato 268 siti ritenuti fraudolenti. La preoccupazione per la sicurezza è stata condivisa da Davide Zanon, direttore di Codici, che ha portato l'esperienza quotidiana degli sportelli di tutela dei consumatori. Falsi investimenti, raggiri attraverso i social media e ricorso a risposte automatiche per questioni legali, mediche o finanziarie mostrano quanto sia importante sviluppare competenze di valutazione e strumenti di protezione. Particolarmente delicata è la situazione di giovani e anziani che utilizzano le piattaforme digitali anche per rispondere a bisogni di relazione e affettività, esponendosi talvolta a manipolazioni e truffe. Jasmin Abo Loha, segretaria generale di Ecpat Italia, ha proposto di integrare nella Carta un riferimento esplicito ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. La protezione dei minori nell'ambiente digitale richiede infatti attenzione alla qualità dell'esperienza online, alla capacità di riconoscere i rischi e all'effettiva possibilità di esercitare i propri diritti. Tra questi, particolare importanza assume il diritto all'oblio, affinché contenuti e informazioni diffusi durante l'infanzia non continuino a condizionare il futuro delle persone.

Investire sulle persone per innovare le organizzazioni
Rafforzare le competenze è una delle priorità più condivise del tavolo. Ma quali investimenti sono necessari per trasformare la formazione in un cambiamento concreto? Valeria Gherardini, responsabile dell'Ufficio internazionale e dell'Ufficio progettazione di Aics, ha presentato due iniziative di educazione digitale sostenute dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, una delle quali realizzata in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale. I progetti prevedono un investimento complessivo di oltre un milione di euro in 18 mesi, con un'attenzione particolare alle scuole delle periferie. Un primo percorso coinvolge circa 120 operatori, che saranno formati per promuovere nelle scuole una cittadinanza digitale responsabile. L'esperienza mette in relazione diversi punti della Carta: investire sulle competenze, rafforzare la capacità delle organizzazioni di innovare, mobilitare risorse e valutare i risultati. AICS ha infatti previsto il coinvolgimento di un partner scientifico per la valutazione dell'impatto sociale, con l'obiettivo di individuare pratiche efficaci e favorirne la diffusione. Gherardini ha inoltre annunciato l'adesione dell'associazione alla Carta. La necessità di accompagnare le organizzazioni più piccole è stata sottolineata da Cristina De Luca, consigliera nazionale di CSVnet e vicepresidente di CSV Lazio. Gran parte del volontariato italiano è costituita da associazioni con strutture leggere e risorse limitate. Per queste realtà, la trasformazione digitale può rappresentare un'opportunità importante, purché siano disponibili servizi di accompagnamento, occasioni di apprendimento e strumenti accessibili. Il ruolo dei Centri di servizio per il volontariato diventa quindi strategico per diffondere le competenze e favorire lo scambio di esperienze.

Competenze digitali e coesione dei territori
La transizione digitale assume caratteristiche diverse a seconda dei territori e delle persone coinvolte. Francesca Lusenti, responsabile nazionale Politiche attive e servizi per il lavoro di Ifoa, ha richiamato il legame tra competitività delle imprese e coesione sociale. Nell'Appennino reggiano, il progetto Tenub punta a sviluppare una rete di luoghi dedicati alla formazione e all'innovazione in dieci comuni delle aree interne. L'obiettivo è mettere in relazione imprese, persone e organizzazioni, favorendo l'accesso alle competenze e alle opportunità della trasformazione digitale. Lusenti ha sottolineato la necessità di affiancare alle conoscenze tecniche pensiero critico, capacità di analisi e soluzione dei problemi: competenze indispensabili per utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie. Anche Marcello Rossoni, capo missione Italia di Intersos, ha mostrato quanto l'accesso ai servizi digitali possa incidere concretamente sull'autonomia delle persone. Nei municipi V, VI e VII di Roma, Intersos lavora con gruppi di donne straniere per le quali utilizzare SPID, il fascicolo sanitario elettronico, il registro scolastico o i servizi bancari significa poter gestire aspetti fondamentali della propria vita quotidiana. La facilitazione digitale può così contribuire a ridurre condizioni di dipendenza economica e sociale. Rossoni ha richiamato anche la necessità di tutelare i dati delle persone vulnerabili e di evitare che un uso poco consapevole dell'intelligenza artificiale produca interventi standardizzati, incapaci di rispondere ai bisogni specifici dei territori.
Sulle difficoltà incontrate dalle persone migranti si è soffermato anche Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos, richiamando le conseguenze della progressiva digitalizzazione delle procedure amministrative. L'accesso ai servizi, alle informazioni e ai percorsi di regolarizzazione richiede competenze e strumenti che non tutte le persone possiedono. Quando le procedure diventano esclusivamente digitali, il rischio è che si creino nuove forme di esclusione e di dipendenza da intermediari, fino a favorire fenomeni di sfruttamento e di caporalato digitale. La riflessione rafforza una delle priorità della Carta: fare della facilitazione digitale un'infrastruttura sociale, capace di garantire l'effettivo esercizio dei diritti. Per le persone migranti, questo significa poter contare su informazioni comprensibili, servizi accessibili e figure di riferimento affidabili, evitando che l'innovazione amministrativa si traduca in un ulteriore ostacolo all'autonomia e all'inclusione.

La relazione resta il cuore dell'inclusione
Diversi interventi hanno evidenziato come le tecnologie possano rafforzare i servizi sociali quando sono integrate in relazioni di fiducia e prossimità. Francesco Preite, presidente di Salesiani per il Sociale, ha illustrato l'esperienza degli Angels, educatori e animatori che affiancano le persone nell'apprendimento digitale e nell'utilizzo dell'intelligenza artificiale. L'accompagnamento personale permette di affrontare le difficoltà con maggiore fiducia e di trasformare l'apprendimento in un'esperienza educativa condivisa. Una prospettiva vicina a quella proposta da Ruggiero Russo, responsabile dell'Ufficio Progetti nazionale delle Polisportive Giovanili Salesiane, che ha invitato a riconoscere la centralità della famiglia e della comunità. Negli oratori, l'educazione digitale può diventare un'occasione per far collaborare giovani e adulti, valorizzando il gioco, la partecipazione e la costruzione di relazioni. Anche l'esperienza di Intercultura, rappresentata al tavolo da Lorenzo Barbadoro, ha richiamato il valore del dialogo tra generazioni. L'affiancamento dei volontari adulti da parte dei più giovani può favorire l'apprendimento delle tecnologie e rafforzare i legami all'interno dell'organizzazione. Il digitale diventa così un'occasione per mettere in circolo competenze e costruire nuove forme di collaborazione.

Tecnologie al servizio della cura
Sergio Rivabene, responsabile delle relazioni istituzionali della Comunità di Sant'Egidio, ha portato l'attenzione sulle opportunità delle tecnologie per le persone anziane e con disabilità. L'esperienza del programma Viva gli Anziani, insieme alle possibilità offerte dalla telemedicina, mostra come strumenti digitali e reti di prossimità possano contribuire a contrastare l'isolamento e favorire la permanenza delle persone nel proprio ambiente di vita. La tecnologia può sostenere la continuità della cura e rafforzare le relazioni di assistenza, a condizione che sia progettata nel rispetto della dignità umana. Rivabene ha richiamato la Rome Call for AI Ethics e il concetto di algoretica, sottolineando la necessità di un'intelligenza artificiale orientata al bene delle persone e attenta a evitare nuove forme di esclusione. La qualità dell'innovazione si misura anche nella capacità di proteggere chi vive condizioni di maggiore fragilità.

Pensiero critico e governo della conoscenza
L'intelligenza artificiale può rendere più rapidi numerosi processi, ma solleva interrogativi sulla qualità delle decisioni e sull'autonomia delle organizzazioni. Alessandro Cossu, responsabile dell'Ufficio Comunicazione di Cittadinanzattiva, ha richiamato il rischio di un «appiattimento dell'inventiva», quando l'utilizzo di risposte standardizzate riduce la capacità di elaborare soluzioni originali. Ha raccontato che, durante una sperimentazione con un assistente virtuale, l'80% degli utenti ha comunque chiesto di parlare con un operatore umano. Un dato che invita a riflettere sul rapporto tra efficienza, fiducia e qualità dei servizi. Cossu ha inoltre richiamato le difficoltà delle aree interne, dove la riduzione dei servizi rende particolarmente importante mantenere presìdi di prossimità e forme di assistenza accessibili. La questione del governo della conoscenza è stata approfondita anche da Roberto Perini di Oxfam, che ha evidenziato come l'intelligenza artificiale generativa produca risposte apparentemente autorevoli, pur potendo fornire informazioni divergenti o inesatte. La competenza fondamentale diventa quindi la capacità di verificare, interpretare e utilizzare criticamente i contenuti prodotti dai sistemi tecnologici.

Dalla giustizia sociale alla sostenibilità ambientale
Tra le questioni emerse nel confronto figura anche l'impatto ambientale delle tecnologie digitali. L'intelligenza artificiale richiede infrastrutture e consumi significativi di energia e risorse idriche. La sostenibilità della trasformazione deve quindi essere valutata considerando anche queste conseguenze. Sofia Nardacchione, dell'Ufficio di presidenza di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ha proposto di leggere la facilitazione digitale come una vera e propria infrastruttura di giustizia sociale. Le tecnologie, ha osservato, operano in uno spazio attraversato da disuguaglianze e asimmetrie di potere: per questo le organizzazioni dell'economia sociale sono chiamate a portare anche nell'innovazione i valori della trasparenza, della partecipazione e del bene comune. Nardacchione ha inoltre richiamato il legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale, invitando a considerare l'impatto ecologico dell'intelligenza artificiale. Il consumo di energia e risorse idriche necessario al funzionamento dei sistemi tecnologici deve entrare nella valutazione della loro sostenibilità. Una prospettiva che amplia il significato della Carta e sollecita le organizzazioni a interrogarsi sulle conseguenze sociali e ambientali delle proprie scelte digitali.Il tema è stato richiamato anche nell'intervento di Ivan Marinelli e nella riflessione dedicata alla facilitazione digitale come infrastruttura di giustizia sociale. È una prospettiva che amplia il significato della responsabilità delle organizzazioni: valutare l'innovazione significa considerare i benefici per le persone, le conseguenze sulle relazioni sociali e gli effetti sull'ambiente.

Una nuova agenda per l'economia sociale
Il tavolo di lavoro ha mostrato come i dieci punti della Carta possano essere arricchiti dall'esperienza diretta delle organizzazioni. Accanto alle priorità iniziali sono emerse esigenze trasversali: partecipazione democratica alle decisioni tecnologiche, protezione dei minori, sicurezza dei dati, sostenibilità ambientale, centralità delle relazioni e sviluppo del pensiero critico. Il confronto ha restituito anche un patrimonio di pratiche già attive: formazione nelle scuole, contrasto alle truffe, facilitazione per le persone vulnerabili, accompagnamento intergenerazionale, servizi di prossimità e sperimentazioni nell'ambito della cura. Sono esperienze che possono contribuire a trasformare le indicazioni del Piano nazionale per l'economia sociale in percorsi concreti, a condizione di costruire alleanze, mobilitare risorse adeguate e condividere strumenti di valutazione. La Carta proposta dalla Fondazione Mondo Digitale si conferma così un documento aperto, destinato a evolvere attraverso il contributo delle organizzazioni. Il passo successivo è trasformare il confronto in collaborazione, individuando priorità comuni e sperimentando modelli di innovazione sociale capaci di generare benefici duraturi per le persone e le comunità. Una sfida che richiede competenze tecnologiche, responsabilità collettiva e capacità di immaginare insieme il futuro dell'economia sociale.

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