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"Avere un amico anziano è come conoscere un gigante"

Admon

"Avere un amico anziano è come conoscere un gigante"

"Avere un amico anziano è come conoscere un gigante"

Social Hosting Hub: la testimonianza di Admon

"Mi chiamo Admon, ho 23 anni e sono uno studente universitario. Potrei dirvi ancora tante cose di me, ad esempio che sono un volontario della Comunità di Sant’Egidio, che studio Architettura del Paesaggio alla Sapienza, o che ho fratelli sparsi in tutta Europa. Ma nell’epoca dei tweet e del linguaggio social, bisogna comunicare in maniera rapida e soprattutto, se fossimo online, la prima cosa che apparirebbe sarebbe che vengo dalla Siria: sono un migrante, un rifugiato e sono arrivato in Italia grazie ai Corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio circa sette anni fa". Ha cominciato così la sua testimonianza Admon, tra i protagonisti dell'evento finale di Social Hosting Hub, ieri nel cuore di Trastevere a Roma [vedi la notizia Strategie e tecnologie di comunità].

Proprio nel centro giovanile della Comunità di Sant’Egidio, partner del progetto, Admon ha conosciuto il progetto Social Hosting Hub: "Ma ci sono tante persone, magari della mia stessa età o più piccole, che questa fortuna non ce l’hanno. Sole e isolate, diventano oggetto di insulti che si amplificano sui social, crescono e diventano come valanghe che si abbattono sulle loro vite. Anche io come tanti miei coetanei ho account social: mi piace postare le foto dei miei viaggi o di quando esco con i miei amici. Ma sui social mi capita anche di leggere tanti di questi messaggi d’odio - hate speech, come lo chiamiamo. E spesso, questi messaggi d’odio prendono di mira migranti come me, persone che, in un paese di cui conoscono poco e dove conoscono pochi, cercano solo di costruirsi una nuova vita, perché la vecchia gli è stata tolta dalla guerra o dalla fame". 

L'obiettivo di Social Hosting Hub è proprio quello di animare "una piattaforma educativa integrata, territoriale e online. Ad alto impatto e densità inclusiva, senza gradi di separazione",

"Per questo io racconto spesso la mia storia, online, nelle scuole, in televisione. Rendo la mia storia virale: è il nostro modo di volontari di costruire ponti, abbattere muri con la forza della gentilezza, parlando a tutti e mostrando loro che non sono solo un “migrante”, ma un ragazzo come loro, a cui piace viaggiare o ascoltare musica. E così, anche loro impareranno a vedere con occhi diversi, che non siano accecati dall’odio online", racconta ancora Admon. "Internet, in questo modo, diventa un moltiplicatore di best practices, buone pratiche, che combattono l’hate speech".

Tra le esperienze più significative di volontariato, Admon ha raccontato l'incontro con gli anziani: "Conoscete quel vecchio detto, che noi siamo nani sulle spalle di giganti? Ecco, andare a trovare gli anziani vuol dire arricchirsi di storie e di saggezza ogni giorno di più. Un anziano è un amico che ti regala tutto questo senza chiedere niente in cambio se non un po’ di compagnia.  Per questo, quando è scoppiata la pandemia ci siamo sentiti doppiamente soli: molti di noi hanno perso i loro amici anziani, mentre altri da un giorno all’altro si sono ritrovati soli e isolati negli istituti, senza un affetto. Ma invece di deprimerci e di dirci che non potevamo fare nulla, li abbiamo sostenuti con le videochiamate. Allo stesso tempo, abbiamo lanciato una campagna social, con l’hashtag #SalviamoINostriAnziani, che è diventata virale, è stata ripresa anche in altri paesi europei ed è stata raccontata sui giornali e sulle televisioni. Abbiamo usato il web per lanciare un messaggio e per denunciare le condizioni di isolamento in cui si trovavano molti anziani. E tante persone si sono unite a noi, abbiamo cominciato a mobilitarci ed avere attenzione. Ancora una volta, il nostro attivismo digitale è stato premiato ed ha dimostrato ancora una volta come i social possono veicolare un messaggio di cambiamento".

 

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