Con il percorso "Intelligenze al femminile" Emilia Chianella innova i processi senza rinunciare al valore dell'esperienza
Per Emilia Chianella l'innovazione non è mai stata una moda. Da oltre trent'anni guida Ecoindustria, azienda specializzata nella manutenzione ferroviaria, dimostrando che determinazione e competenza possono abbattere ogni stereotipo. Dopo aver affrontato una sfida importante per la salute, continua a guardare avanti con la stessa curiosità che l'ha portata a sperimentare l'intelligenza artificiale grazie al progetto Intelligenze al femminile nell'IA, promosso dalla Fondazione Mondo Digitale con il sostegno del Centre for Public Impact nell’ambito del Google.org AI Opportunity Fund. Oggi Emilia considera l'IA un alleato prezioso per migliorare organizzazione ed efficienza, ma con una convinzione che non cambia: nessuna tecnologia può sostituire il giudizio, l'esperienza e la responsabilità delle persone. Ecco la sua storia raccontata da Onelia Onorati.
Si autodefinisce “una donna catapultata, trent’anni fa, in un mondo abitato da uomini, che arrivava in ufficio e sui cantieri con il tacco 12 sfidando ogni luogo comune”. Emilia Chianella, amministratrice delegata di Ecoindustria, continua a sostenere questo slancio anche dopo aver lottato contro un’importante sfida di salute. È una prima carta di identità dell’imprenditrice umbra che ha partecipato al progetto Intelligenze al femminile nell'IA. Il “mondo di uomini” di cui parla è quello della manutenzione ferroviaria. La sua impresa, Ecoindustria, nasce da un progetto avviato insieme al marito e oggi ha tra i clienti il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Con sede legale a Giano dell'Umbria (Perugia) e unità operative a Marcianise (Caserta), Orbassano (Torino), Verona e La Spezia, impiega circa 90 persone, è pluripremiata per performance gestionale e affidabilità finanziaria. Proponendo storicamente servizi di handling logistico e movimentazione di materiali, gestione grandi magazzini e pulizie industriali, oggi effettua interventi di manutenzione meccanica sui rotabili ferroviari.
“Potevo dedicarmi ad attività definite più femminili, come la moda, ma ho deciso di lasciare una traccia diversa e un’eredità ai miei figli, con un business molto fisico, che ha a che fare con i materiali e i metalli”, racconta. “L’interesse per l’IA nasce, come per molte altre cose, come una curiosità verso le novità di natura tecnologica. Sono abituata a sperimentare in prima persona tutto quello che è innovazione, dall’elettrodomestico all’automobile, fino alla tecnologia utile sul lavoro. Metto a frutto quella che prima era una sana competizione con mio figlio, di soli vent’anni più giovane di me, e oggi è una scherzosa rivalità con mio nipote tredicenne. Non mi rassegno ad essere boomer”, scherza, “devo affrontare la trasformazione dalle manopole al touch screen!”
La curiosità verso il percorso “Intelligenze al femminile” è nata dalla ricerca della precisione e dell’efficienza che ha sempre indotto Emilia a testare di persona le novità. “È stata una scoperta molto significativa e consiglio questo percorso a tutte le donne, soprattutto alle imprenditrici come me. Oggi è talmente importante saper usare bene l’IA, dal momento che anche quelle di noi che non lo hanno già fatto, ben presto la integreranno nel loro lavoro. Il corso ci può aiutare a superare preconcetti e assumere maggiore sicurezza nel rapportarci allo strumento, nel controllarne gli output. Per chi ha responsabilità di gestione è importante saperlo! Si può aumentare l’efficienza, si può essere supportati nei processi decisionali, sempre mantenendo i piedi per terra e soprattutto la supervisione su tutto il processo”.
Prima delle formazioni, in qualità di consigliere territoriale di Confindustria Umbria, Emilia sentiva parlare spesso delle potenzialità dell’IA: “Ho avuto subito la percezione che avrebbe fatto la differenza, già dai racconti che ne faceva mio nipote. Mi sono accorta che ormai quando andavo sui motori di ricerca, l’IA era implementata, ma all’inizio temevo fosse una sorta di moda. Poi ho sentito l’esigenza di comprendere meglio per andare a scavare nelle potenzialità e nei limiti”.
Un approccio che, per quanto riguarda il settore di Emilia, riguarda più i processi organizzativi che il cuore vero e proprio del business: “i carri merci, così come i locomotori e tutto il mio mondo, ruotano attorno alla manutenzione meccanica altamente professionale messa in opera da tecnici qualificati e si fonda interamente sulla loro competenza e preparazione. In Ecoindustria la mano dell’uomo determina la qualità del servizio”.
Poi c’erano anche i timori per un uso passivo dello strumento: “Mi preoccupavo di come io e i miei dipendenti potessimo usare le piattaforme di intelligenza artificiale e avevo la sensazione che le persone si affidassero senza verificare, come una verità assoluta. Nessuno strumento può sostituire la responsabilità e il senso critico personale. Il valore aggiunto dell’IA deve essere sempre verificato e non può mai prescindere dalla persona, dall’essere umano. Mi sono posta anche il problema della riservatezza dei documenti che mi passano davanti agli occhi. “Intelligenze al femminile” mi ha aiutata a comprendere il valore dell’intelligenza artificiale e la centralità delle competenze”.
Grazie alle formazioni, Emilia ha imparato a fare le richieste corrette, verificare le informazioni ottenute, interpretarle nel contesto corretto: “Più che scegliere la piattaforma migliore, è fondamentale saper fare le domande giuste”. Con la consapevolezza, l’IA viene integrata nel lavoro in modo molto più strutturato: diventa uno strumento di supporto nel quotidiano per le e-mail, per report e documenti, per la pianificazione quotidiana delle attività. Si può usare come strumento di sintesi sugli input nati nel corso delle riunioni o rispetto ai feedback ottenuti dai collaboratori. “Questo mi consente di liberare molto tempo da dedicare a funzioni delicate come il rapporto con il cliente”.
Non tutto oro è quello che riluce: la conoscenza di un’azienda fondata e condotta da trent’anni non è, certamente, sostituibile dall’IA. C’è sempre il rischio di ottenere risposte non aggiornate. “Ogni risposta fornita va calata nella singola realtà e calibrata grazie anche al senso critico e alle argomentazioni dei miei collaboratori, dal magazziniere al tecnico specializzato, che hanno un’esperienza insostituibile sul campo”. Dovendone dare una definizione e individuare un ruolo ben preciso, “L’IA è quella tecnologia trasversale che analizza dati, ottimizza processi e risolve tanti problemi, ma solo se usata bene e con metodo. Occorre sempre contestualizzare, integrare con le competenze delle persone”. Insomma, “Human in the loop”, sempre e comunque!

