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Dna professionale e formazione microsartoriale

Nicola Illuzzi e Claudio Vergini

Dna professionale e formazione microsartoriale

Dna professionale e formazione microsartoriale

Il futuro della cura: il contributo di Nicola Illuzzi e Claudio Vergini

“Ogni giorno nella cura accade una cosa semplice e straordinaria: una persona si affida a un’altra persona”.
Nel percorso formativo Il Futuro della Cura, l’intelligenza artificiale non è mai presentata come una tecnologia neutra o autosufficiente. È uno strumento potente, certo, ma è la qualità delle relazioni, delle competenze trasversali e della leadership a determinarne l’impatto reale nella pratica clinica. Il contributo di Nicola Illuzzi, consigliere dell'Ordine dei Medici di Roma, e Claudio Vergini, AI & Digital Consultant, introduce una prospettiva complementare e necessaria: prima di integrare l’AI nei processi sanitari, occorre rafforzare il “software umano” delle organizzazioni.

L’intervento parte da qui: da un reparto reale, non idealizzato, in cui professionisti competenti spesso lavorano sotto pressione, reparti che comunicano a fatica, giovani talenti che rischiano di spegnersi non per mancanza di competenze tecniche, ma per assenza di visione e accompagnamento. In questo contesto, l’AI “bussa alla porta”. Ma la domanda posta è radicale: siamo pronti ad accoglierla se comunicazione, leadership e lavoro di squadra sono fragili?

Secondo il World Economic Forum, entro il 2027 circa il 50% delle competenze dovrà essere riqualificato. In un mondo sempre più automatizzato, saranno empatia, negoziazione, gestione del feedback e capacità di apprendimento continuo a fare la differenza. È qui che il progetto Il Futuro della Cura incontra l'ecosistema People Top AI, un framework progettato per trasformare la formazione dei professionisti della salute da standardizzata a "microsartoriale". Nel video Illuzzi e Vergini spiegano brevemente cosa fa l'ecosistema formativo adattivo: 

  • individua soft skills, learning skills e life skills di ciascun professionista
  • classifica e misura le competenze attraverso algoritmi di AI
  • costruisce percorsi formativi microsartoriali, calibrati sul “DNA professionale” della persona
  • utilizza simulazioni e casi reali per preparare alla complessità della sanità contemporanea

Non più moduli standard uguali per tutti, ma una formazione che legge il professionista, ne riconosce i punti di forza e le aree di crescita, e costruisce un percorso personalizzato. Elemento chiave del modello è la figura del People Mediator: l’occhio umano che garantisce l’etica, interpreta ciò che i dati non dicono e trasforma la tecnologia in un patto di crescita tra individuo e organizzazione. È un passaggio cruciale, pienamente coerente con la visione de Il futuro della cura: l’AI non sostituisce la responsabilità professionale, ma la amplifica, a condizione che esista una governance consapevole e una cultura organizzativa matura. Come ricordano gli esperti: “L’intelligenza artificiale ci libererà dalla routine, ma starà alla nostra umanità a fare la differenza”. Formare oggi l’operatore sanitario del futuro significa metterlo nella condizione di non subire la tecnologia, ma di guidarla. 

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