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L'IA come "collega virtuale"

Il futuro della cura: Antonio Gatti e la nuova visione d'insieme dei processi sanitari

L'IA come "collega virtuale"

L'IA come "collega virtuale"

Il futuro della cura: Antonio Gatti e la nuova visione d'insieme dei processi sanitari

Nel percorso formativo Il futuro della cura, la riflessione tecnologica di Microsoft entra nel vivo della pratica clinica e organizzativa. Secondo Antonio Gatti, EMEA and Asia Director for Healthcare and Life Sciences di Microsoft, l’integrazione dell’intelligenza artificiale non è più un’opzione, ma una necessità strutturale: "Il futuro della cura non può prescindere dall'intelligenza artificiale".

Dall'alfabetizzazione alla collaborazione: il "collega virtuale"
L’obiettivo di Microsoft all'interno del programma è promuovere l’upskilling e l'alfabetizzazione dei professionisti sanitari, chiarendo che il rapporto con la tecnologia deve evolvere verso una vera e propria forma di collaborazione. L'AI non deve essere percepita come un semplice strumento aggiuntivo, ma come un elemento integrante del team di cura. "Non è l'ennesimo sistema messo a disposizione del medico o dell'amministrativo, ma è un vero e proprio collega, un collega fatto da un'intelligenza artificiale, per l'appunto, è un collega virtuale". Questo "agente" digitale non serve solo ad aumentare la produttività, ma agisce profondamente sulle strategie e sui processi aziendali: "non è un tema semplicemente di produttività, è un tema di ridisegno delle strategie aziendale, dei processi veri e propri".

La "Super intelligenza medica" e i casi del New England Journal of Medicine
Gatti cita un importante lavoro di ricerca sulla costruzione di una "super intelligenza medica" capace di affrontare le sfide cliniche più ardue. Per testarne l'efficacia, sono stati usati alcuni dei casi clinici più complessi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Sottoponendo questi casi a un team di agenti di intelligenza artificiale, i risultati hanno mostrato una capacità diagnostica superiore: "sono riusciti sostanzialmente a effettuare delle diagnosi complesse in una maniera più accurata rispetto a quello che poteva essere fatto effettivamente da un team di umani". 
Il valore aggiunto di questo approccio non risiede nella sostituzione dell'uomo, ma nella capacità della macchina di offrire una prospettiva più ampia: "Il concetto non è intelligenza artificiale versus umani, il concetto è la collaborazione e la visione di insieme. L'intelligenza artificiale è stata più efficace proprio perché è riuscita ad avere una visione di insieme maggiore, andare oltre le specialità".

Accuratezza e sostenibilità del sistema
I dati emersi dalla ricerca indicano un’accuratezza dell’80% nella realizzazione delle diagnosi. Oltre alla precisione clinica, l'AI dimostra una grande capacità di ottimizzazione delle risorse, riuscendo a "contenere i costi degli esami" e degli approfondimenti necessari. Questo avviene perché l'agente è in grado di indirizzare il medico esattamente sul problema specifico, suggerendo solo l'esame realmente necessario. 
Per Antonio Gatti, il successo di questa trasformazione dipenderà da un elemento immateriale ma fondamentale: la fiducia. "Il futuro della cura passa dalla fiducia tra paziente, medico, professionisti sanitari in toto e ovviamente questi agenti che non sono degli strumenti, non sono dei tool, ma sono dei veri e propri colleghi con cui interfacciarsi".

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