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Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Voci e volti dei docenti della scuola del noi

Il docente è come il nodo di una rete. L'esperienza di Mauro Crepaldi

In questo nuovo appuntamento della rubrica ospitiamo le riflessioni di Mauro Crepaldi, insegnante di scuola primaria, formatore, autore di diverse pubblicazioni e docente della Scuola del Noi fin dalla nascita della comunità. “Il futuro si costruisce nel presente”. Nella sua esperienza, l’innovazione a scuola è un processo continuo che prende forma sia nel confronto tra docenti, dentro lo spazio condiviso della comunità, sia nella relazione educativa quotidiana con gli studenti. 
Avere a disposizione un contesto in cui sperimentare idee, strumenti e pratiche didattiche con colleghi provenienti da scuole e territori diversi arricchisce la riflessione professionale e permette di affrontare in classe temi complessi, come l’intelligenza artificiale e la cittadinanza digitale, con maggiore consapevolezza, sicurezza e spirito critico.

Quale bisogno professionale o personale ti ha spinto ad entrare nella comunità dei docenti della Scuola del Noi?
Sono entrato nel progetto fin dalla sua nascita, attratto dall'idea di costruire una comunità di docenti capace di accelerare l'innovazione didattica attraverso la condivisione di esperienze, strumenti e competenze. Mi ha spinto una convinzione semplice: ognuno aveva qualcosa da insegnare e, soprattutto, molto da imparare dagli altri.

In che modo partecipare alla comunità ha cambiato il tuo modo di guardare al tuo ruolo di docente?
Il docente non è più quel professionista che si chiudeva in classe e lavorava da solo; oggi e più vicino all’immagine del nodo di una rete. Potersi confrontare agevolmente con colleghi di discipline, scuole e territori diversi mi ha insegnato che le idee migliorano quando vengono condivise, sperimentate e validate insieme.

Qual è, secondo te, l’obiettivo più importante della Scuola del Noi?
La creazione di uno spazio dedicato, nel quale i docenti possano sperimentare senza paura di sbagliare, confrontandosi in modo paritario e trasformando le idee in pratiche didattiche concrete. È questo che permette alle intuizioni, alle idee, all'innovazione, di calarsi nel quotidiano.

In che modo il progetto ti aiuta a preparare i tuoi studenti al presente, non solo al futuro?
Il futuro si costruisce nel presente. Nella “Scuola del Noi” ho imparato metodologie, strumenti e approcci immediatamente spendibili in classe, che permettono ai miei alunni di sviluppare competenze utili già adesso.

Hai modificato una pratica didattica grazie alla comunità?
Certo. La comunità aiuta proprio a riflettere criticamente sul proprio modo di insegnare; allora alcune pratiche le ho migliorate, altre le ho integrate con metodologie diverse e qualcuna l’ho accantonata, magari perché meno efficace di quanto credevo.

Quanto conta poter condividere dubbi e sperimentazioni con altri docenti?
È fondamentale e direttamente proporzionale alla crescita professionale attesa: più una comunità condivide esperienze, perplessità, incertezze e soluzioni, più si migliora “insieme, ognuno”. 

Ti senti più preparato ad affrontare temi complessi come IA, digitale, cittadinanza?
Nella comunità si accolgono le paure ma si valorizzano le opportunità offerte dalle IA. Il confronto permette di affrontarne i limiti (dalla delega cognitiva ai BIAS, dal copyright alle cosiddette “allucinazioni”) con maggiore consapevolezza e, anche tramite le esperienze raccolte dai colleghi, di integrarne il percorso nel solco più ampio della cittadinanza digitale.

Che tipo di scuola vuoi contribuire a costruire?
Una scuola che abbia il coraggio di sperimentare, la voglia di collaborare e la capacità di guidare i cambiamenti nella società.

Che responsabilità senti oggi come docente nell’era dell’IA?
La responsabilità di far comprendere agli studenti che l’uso delle IA influenza il loro modello di pensiero, interviene nelle loro decisioni, ne guida la creatività e perfino le relazioni. È una dimensione educativa ancora poco esplorata ma che diverrà cruciale nei prossimi cicli scolastici.

Se la Scuola del Noi non esistesse, cosa mancherebbe nel tuo percorso?
Mi mancherebbe una comunità con cui confrontarmi in modo autentico. Esistono molti percorsi di formazione, ma è raro trovare un luogo “non sponsorizzato” in cui le idee nascano dal lavoro condiviso e continuino a evolversi grazie al contributo di tutti.

Cosa diresti a un docente che pensa di “non avere tempo” per entrare in una comunità?
Che ha ragione. Ed è proprio perché non abbiamo tempo che lavorando insieme e condividendo materiali, idee ed esperienze, riusciamo a riappropriarcene.   

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