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Il lavoro sociale cambia: servono nuovi saperi

Il lavoro sociale cambia: servono nuovi saperi
Immagine generata con ChatGpt

Il lavoro sociale cambia: servono nuovi saperi

Il lavoro sociale cambia: servono nuovi saperi

Che cosa significa, concretamente, lavorare oggi nell’innovazione sociale?

Il Terzo settore cresce e cambia volto. Secondo i dati Inps richiamati dal quotidiano Il Sole 24 Ore lo scorso lunedì, nel 2025 i lavoratori del non profit hanno raggiunto quota 855.887, il 25,3% in più rispetto al 2019. E quasi un occupato su tre ha meno di 34 anni [leggi l'articolo Giovani e Terzo settore, nel sociale nuovi saperi per fare innovazione].
Dietro la crescita dell’occupazione c’è anche una trasformazione delle professionalità. Le organizzazioni sociali sono sempre più complesse e hanno bisogno di competenze capaci di tenere insieme progettazione, gestione, innovazione tecnologica, comunicazione, formazione, sostenibilità e valutazione dell’impatto.

Una tendenza che emerge anche dal Bilancio sociale 2025 della Fondazione Mondo Digitale. Lo staff operativo ha un’età media di 36 anni ed è composto prevalentemente da donne: 27 su 31 persone. Il dato sulla formazione è particolarmente significativo: 30 persone su 31 sono laureate, otto hanno frequentato un master, undici hanno avuto esperienze di studio all’estero e oltre un terzo ha svolto un dottorato o un percorso di ricerca. 
Anche la composizione della squadra racconta l’evoluzione dei mestieri dell’innovazione sociale. Le competenze spaziano dalla progettazione e ricerca all’implementazione dei progetti, dalla comunicazione e dalle relazioni istituzionali allo sviluppo delle comunità, fino alla formazione e alle infrastrutture tecnologiche. Accanto allo staff opera inoltre una comunità professionale più ampia: nel 2025 sono stati coinvolti 162 formatori, oltre a collaboratori, professionisti, facilitatori digitali, apprendisti e tirocinanti. 

La Fondazione investe anche nell’ingresso e nella crescita delle nuove generazioni. Nel 2025 sono stati attivati tre tirocini extracurricolari, con l’affiancamento di un tutor aziendale; uno dei percorsi si è successivamente trasformato in un contratto di apprendistato. 

La sfida, però, non riguarda soltanto l’accesso al lavoro. In organizzazioni chiamate a confrontarsi con trasformazioni tecnologiche e sociali sempre più rapide, diventa essenziale continuare ad aggiornare le competenze di chi già vi opera. Non a caso, nel Piano strategico 2026-2028 della Fondazione, il rafforzamento organizzativo e lo sviluppo delle competenze rappresentano uno dei tre pilastri della crescita futura. 

È proprio su questo terreno che i dati FMD incontrano la riflessione proposta dal Sole 24 Ore: il Terzo settore non è soltanto uno spazio in cui cresce l’occupazione, ma un ambito in cui stanno emergendo nuovi saperi e nuove professionalità, chiamati a trasformare innovazione, conoscenza e collaborazione in valore per le comunità.

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