Alla RomeCup 2026 il Marconi Pieralisi di Jesi conquista il primo posto nella categoria MareBOT
Un catamarano radiocomandato, costruito con materiali riciclabili e riutilizzabili, capace di individuare la plastica sulla superficie dell’acqua, localizzarla con il Gps e raccoglierla grazie a un sistema meccanico integrato. È Thalassa Boat, il progetto dell’istituto superiore Marconi Pieralisi di Jesi (Ancona), vincitore del contest creativo MareBOT alla RomeCup 2026, realizzato con il supporto dell’Università Politecnica delle Marche [vedi la notizia La robotica che risponde ai bisogni reali].
Il progetto nasce come evoluzione di Calypso, il robot con cui lo stesso istituto aveva già vinto lo scorso anno nella sezione dedicata ai robot marini. Se Calypso era stato pensato per il monitoraggio e l’individuazione dei rifiuti galleggianti tramite una telecamera con intelligenza artificiale, Thalassa compie un passo in più: passa dalla rilevazione all’azione, trasformandosi in una piattaforma completa di intervento ambientale.
"Abbiamo partecipato quest’anno con un robot in grado di raccogliere i rifiuti sulla superficie dell’acqua, principalmente rifiuti plastici", racconta nel video Mattia Vitali, uno degli studenti del team. "Lo abbiamo creato con un’ottica green, utilizzando materiali riciclabili e riutilizzabili, senza trattare alcun materiale per evitare ulteriore inquinamento delle acque".
L’attenzione all’ambiente attraversa tutte le fasi del progetto. Thalassa è stato sviluppato recuperando componenti da precedenti prototipi robotici, secondo una logica di economia circolare. La scelta di non applicare verniciature o trattamenti superficiali risponde alla volontà di evitare il rilascio di sostanze chimiche nell’ambiente acquatico. Anche la manutenzione e il riciclo a fine vita sono stati considerati fin dalla progettazione.
Dal punto di vista tecnico, il prototipo integra un sistema di visione con doppia telecamera, moduli di controllo e componenti elettronici alloggiati negli scafi, un sistema Gps per la localizzazione dei punti di raccolta e un dispositivo automatizzato per il recupero dei rifiuti. Il cuore del sistema è un tamburo rotante che intercetta i detriti galleggianti, li solleva fuori dall’acqua e li rilascia in un contenitore interno. La progettazione è passata da brainstorming, schizzi e modellazione CAD 3D fino alla realizzazione dei componenti con stampa 3D, taglio laser e sistemi Cad-Cam. Sono stati poi condotti test di galleggiamento per verificare stabilità, distribuzione dei pesi e capacità di carico.
"I robot presentati al contest erano tutti caratterizzati da alti contenuti tecnici e professionalmente molto validi", scrive sul suo profilo Faceb0ok il docente referente Giuliano Fattorini (Laboratorio di Disegno e Sistemi Meccatronici). "Per risultare vincitori, oltre alla validità del prototipo, all’accuratezza dei disegni e alla precisione nello sviluppo e nella realizzazione del modello, è servito anche un pizzico di fortuna. Sta di fatto che gli studenti del corso di Meccatronica si sono confermati al top della categoria MareBOT".
Il percorso di lavoro è iniziato a settembre con il progetto Blu Deep, finanziato con fondi PNRR, che ha coinvolto studentesse e studenti del terzo e quarto anno del corso di Meccatronica. Il prototipo è stato poi approfondito con le classi quarte e sviluppato in tutti i suoi aspetti dagli alunni e dalle alunne del quinto anno.
Alla competizione hanno partecipato Preet Kaur, Cristiano Carbonari, Manuel Maffei, Mattia Vitali della 5ª MM, Alessandro Manoni e Andrea Valeri della 5ª NM.
"I giovani che hanno rappresentato il Marconi Pieralisi fanno parte dell’apice di un iceberg formativo", sottolinea la dirigente scolastica Maria Rita Fiordelmondo nella notizia pubblicata sul sito web della scuola. "Un contesto, quello degli indirizzi di studio che caratterizzano la nostra offerta, che ha permesso il raggiungimento di un risultato di eccellenza. Come per ogni idea che nasce e prende forma in qualcosa di concreto, il merito va condiviso anche con le aziende del territorio che forniscono un contributo fondamentale".
Con Thalassa, la categoria MareBOT conferma il valore educativo dei contest creativi della RomeCup: non solo competizioni tecnologiche, ma laboratori in cui ragazze e ragazzi imparano a trasformare conoscenze tecniche, sensibilità ambientale e lavoro di squadra in soluzioni concrete per problemi reali. Come recita la presentazione del progetto: “Puliamo il mare, un’onda alla volta”.