Quando l’intelligenza artificiale diventa prossimità. Il contributo di Mirta Michilli su Agenda Digitale
È online sul magazine Agenda Digitale l’ultimo articolo di Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale, dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nel Terzo settore. Nel contributo, dal titolo Algoritmi solidali: quando l’intelligenza artificiale diventa prossimità, l’IA generativa viene riletta non solo come leva di produttività ed efficienza, ma come infrastruttura sociale e relazionale, capace di incidere sui contesti educativi, sanitari e territoriali.
Dall’IA “neutra” all’IA civica
Riprendendo idealmente l’immaginario di Isaac Asimov, l’articolo parte da una domanda cruciale: può l’intelligenza artificiale essere davvero “per bene”? E soprattutto, per chi? Nel dibattito pubblico, l’IA è spesso raccontata attraverso categorie industriali e finanziarie. Ma esiste una prospettiva meno visibile e altrettanto decisiva: quella dell’IA civica, progettata in modo situato, dentro relazioni reali e bisogni concreti. Non una tecnologia calata dall’alto, ma uno strumento che accompagna, personalizza, rende accessibili servizi e diritti, rafforzando la relazione umana.
Il laboratorio Digital Bridge
Tra le esperienze citate nell’articolo, il progetto Digital Bridge, coordinato dalla Croce Rossa Italiana in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale nell’ambito del bando “Digitale sociale”.
Il progetto punta a ridurre il divario tecnologico all’interno dell’organizzazione, attraverso:
- assessment delle competenze digitali
- percorsi formativi personalizzati
- moduli multilivello adattabili ai contesti operativi.
In questo caso, l’innovazione tecnologica diventa oggetto di apprendimento, valutazione e adattamento continuo: un esempio concreto di IA come processo sociale, misurabile e governabile.
Oltre la filantropia tecnologica
Un passaggio centrale dell’articolo riguarda la critica a una visione puramente filantropica dell’innovazione. L’IA non è una soluzione da “donare”, ma un’infrastruttura che richiede competenze, governance, manutenzione e alleanze stabili tra enti pubblici, Terzo settore, imprese e comunità locali.
È in questa prospettiva che il Terzo settore non viene considerato un semplice beneficiario, ma un co-progettista di intelligenza artificiale civica, capace di orientare le tecnologie verso il bene comune.
Una questione politica, prima che tecnologica
L’articolo si chiude con una riflessione più ampia: l’intelligenza artificiale è una questione politica, perché riguarda l’organizzazione della vita collettiva, l’accesso ai diritti, la qualità dei servizi e le forme della partecipazione. Se vogliamo che l’IA sia davvero “per bene”, occorre investire in competenze diffuse, governance trasparente e sperimentazioni centrate sulle persone e sui territori. Solo così potrà diventare leva di innovazione sociale e qualità democratica.
AI nel terzo settore
Algoritmi solidali: quando l’intelligenza artificiale diventa prossimità
L’IA generativa non è solo produttività: nel Terzo settore diventa infrastruttura sociale e relazionale, da progettare “situata” nei contesti educativi, sanitari e territoriali. Dal progetto Digital Bridge a una critica della filantropia, emerge la centralità di governance, competenze e alleanze per il bene comune
di Mirta Michilli
Agenda digitale, 26 febbraio 2026