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Intelligenze in dialogo a RomeCup 2026, con Rai News

Intelligenze in dialogo, nuovo approfondimento con Rai News

Intelligenze in dialogo a RomeCup 2026, con Rai News

Intelligenze in dialogo a RomeCup 2026, con Rai News

Intelligenza artificiale, robotica e scienze umane: dialogo con Mirta Michilli, Luca Iocchi, Tiziana Catarci e Davide Belli

Prosegue il percorso di avvicinamento alla 19ª edizione della RomeCup, il multievento promosso dalla Fondazione Mondo Digitale, in programma dal 28 al 30 aprile 2026 alla Sapienza Università di Roma, con l’evento speciale conclusivo in Campidoglio. Anche quest’anno Rai News è media partner della manifestazione e racconta, attraverso interviste e approfondimenti, i protagonisti dell’innovazione: studenti, ricercatori, docenti, università, imprese e istituzioni. Nel nuovo appuntamento, condotto dalla giornalista Francesca Oliva e dedicato alla convergenza tra intelligenza artificiale, robotica e scienze umane, il dialogo si apre con Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale. Al centro dell’intervento le novità della 19ª edizione e il significato di una manifestazione che, da quasi vent’anni, racconta l’innovazione a partire dai giovani. 
“La partnership con Rai News per la Fondazione Mondo Digitale è molto importante, anche molto prestigiosa”, spiega Michilli. “Organizziamo la RomeCup da 19 anni, siamo arrivati alla 19ª edizione, per cui poter raccontare il mondo dell’innovazione, soprattutto dell’innovazione giovanile, delle eccellenze del nostro Paese in ambiti di tecnologie di frontiera come sono la robotica e l’intelligenza artificiale, è una cosa molto bella”.

La RomeCup 2026 si inserisce in un anno speciale per la Fondazione Mondo Digitale, che celebra 25 anni di attività. “Da 25 anni cerchiamo di accompagnare le persone a sfruttare al meglio le opportunità legate allo sviluppo tecnologico”, ricorda Michilli, “in particolar modo i giovani, dalle scuole all’università, ai giovani professionisti, fino anche al mondo di chi fa più fatica a sfruttare al meglio le opportunità legate allo sviluppo tecnologico. Per cui ci occupiamo di innovazione, ma anche di inclusione, mettendo sempre al centro i giovani”. 
Tra le novità più significative dell’edizione 2026 c’è il premio speciale dedicato alle Digital Humanities, promosso in memoria di Tullio De Mauro, presidente storico della Fondazione per oltre dieci anni. “In collaborazione con la Sapienza”, sottolinea Michilli, “abbiamo deciso di dedicare una parte speciale del premio a giovani ricercatori e dottoranti proprio al tema delle Digital Humanities, proprio per evidenziare l’importanza del dialogo tra scienze e saperi umanistici, che è sempre più necessario per interpretare l’impatto di tecnologie come l’intelligenza artificiale sulla società, sul linguaggio, sulla cultura”. 
Accanto al premio, la Fondazione presenta anche due strumenti operativi rivolti al mondo educativo: una guida su media e minori, costruita intorno al passaggio “dal controllo alla cura educativa”, e una guida per l’adozione consapevole ed etica dell’intelligenza artificiale in classe. “Non sono strumenti teorici”, precisa Michilli, “sono proprio guide pratiche che si accompagnano anche al lavoro quotidiano che la Fondazione Mondo Digitale fa per accompagnare la società a sfruttare al meglio tutte le opportunità legate allo sviluppo tecnologico”.

Il professore Luca Iocchi, ordinario del Dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale della Sapienza Università di Roma, racconta invece il valore scientifico del calcio robotico, una delle presenze storiche della RomeCup. Una dimostrazione immediata, comprensibile anche per il grande pubblico, ma fondata su sfide di ricerca complesse: percezione, locomozione, decisione autonoma, gioco di squadra, interazione in ambienti dinamici.

“Abbiamo scelto il calcio robotico perché è una manifestazione facile da capire”, spiega Iocchi. “È sufficiente un campo di calcio, una palla, due porte, un po’ di linee, due robot con magliette di colore diverso e la gente immediatamente capisce cosa stanno facendo”. Ma dietro l’apparente semplicità della scena c’è una competizione scientifica: “I robot non vengono guidati da un joystick da una persona, ma utilizzano programmi di intelligenza artificiale per fare delle scelte su come muoversi nel campo e come giocare a calcio”. 
La ricerca, ricorda Iocchi, è cambiata insieme alla percezione pubblica dell’intelligenza artificiale. Se per anni il racconto dell’IA è stato associato alla macchina che batte l’uomo, oggi la prospettiva è diversa: “Negli anni Duemila c’è stato un cambio di prospettiva, perché tutti noi ci siamo resi conto, noi ricercatori ma anche le aziende che sviluppano tecnologia di AI e di robotica, che dobbiamo sviluppare tecnologia per migliorare il lavoro e la vita delle persone, quindi progettare sistemi per la collaborazione interattiva tra persone e robot”.
È in questa direzione che si colloca il messaggio educativo della RomeCup: mostrare le potenzialità della tecnologia, ma anche i suoi limiti. “Spieghiamo sempre di più al pubblico che robotica e AI possono essere integrate per aumentare la capacità delle persone e non per sostituirle”, afferma Iocchi. E aggiunge: “Nel calcio robotico gli errori sono divertenti, però dobbiamo anche spiegare che nella vita reale gli errori della tecnologia possono essere molto gravi e molto pericolosi”.

A portare la voce dei giovani è Davide Belli, laureato in ingegneria meccanica alla Sapienza e oggi parte della Fondazione Mondo Digitale, con una storia personale intrecciata alla robotica fin da bambino. Il suo percorso nasce dalla curiosità, dai Lego e dalla scoperta di un kit di robotica, fino all’incontro con la Fondazione Mondo Digitale a 11 anni. “Lì ho trovato tante persone che avevano le mie stesse curiosità, la mia stessa passione”, racconta Belli. Per chi vuole avvicinarsi oggi alla robotica, il primo consiglio è non cercare una sola strada: “Non c’è un solo modo per iniziare a fare robotica. In realtà è un campo estremamente vasto che ha svariate vie di accesso. Quello che dico è di avere un po’ di curiosità, di essere curiosi e trovare l’argomento che personalmente si trova più interessante”. La seconda parola chiave è squadra. “Lavorare su un robot non è semplicemente raggiungere un obiettivo in termini di costruire qualcosa, è molto di più. Di fatto è imparare nuove abilità e competenze trasversali”, spiega Belli. “Per come la vedo io, la robotica è un delicatissimo punto di incontro di tre materie, che sono la meccanica, l’elettronica e l’informatica. E dato che nessuno, nel singolo, sa fare tutte e tre, è fondamentale il gioco di squadra”. 
Da qui nasce anche l’invito ai più giovani a frequentare il FabLab della Fondazione Mondo Digitale, luogo in cui sono nati molti progetti di robotica e dove ragazze e ragazzi possono trasformare curiosità e passione in competenze. “Siamo una grande famiglia di maker”, dice Belli, “una famiglia che vuole allargarsi. Mi sento di invitare tutti i ragazzi che vogliono approcciarsi alla robotica: venite al FabLab, veniteci a trovare e iniziate con noi questo bellissimo percorso”.

A chiudere il confronto è Tiziana Catarci, professoressa ordinaria di Ingegneria informatica alla Sapienza e direttrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR. Il suo intervento sposta l’attenzione sulla governance dell’intelligenza artificiale, richiamando la necessità di superare una lettura esclusivamente tecnica. “Adesso è un momento in cui, per comprendere davvero l’intelligenza artificiale, è necessario prescindere dalla dimensione puramente tecnica e guardare invece la dimensione sociale, economica, etica, culturale”, afferma Catarci. Questa consapevolezza richiede il contributo di saperi diversi. Non a caso, ricorda, Sapienza è stata la prima università italiana a proporre un corso di studio in Filosofia e intelligenza artificiale, oggi attivo anche nel percorso magistrale.
La domanda non riguarda solo come far avanzare l’intelligenza artificiale, ma che cosa sia opportuno che faccia, in quali contesti, con quali limiti e con quali garanzie. “La cosa più importante adesso non è l’avanzamento tecnologico, che pure per alcuni aspetti è veramente impressionante, ma è l’impatto sulla società”, sottolinea Catarci, richiamando i cambiamenti culturali, sociali, politici e democratici e i possibili rischi per la democrazia. 
Per questo, la governance dell’IA non può essere affidata a pochi soggetti. “Questo sviluppo non può essere lasciato né solo ai tecnici, agli sviluppatori, né solo ai regolatori, né tantomeno agli attori più forti, che peraltro in Occidente almeno sono attori economici privati”, spiega Catarci. “L’intelligenza artificiale incide su aspetti profondi della vita individuale e collettiva: il lavoro, la sanità, l’istruzione, la pubblica amministrazione, l’accesso ai servizi”. La governance deve quindi essere distribuita, capace di coinvolgere competenze diverse e di costruire un contesto culturale e istituzionale in cui la tecnologia possa essere compresa, valutata e governata. “Se manca la visione comune, se manca la diversità tra i soggetti coinvolti, l’innovazione rischia di prendere un binario unico”, avverte Catarci. Il rischio è che l’IA, invece di ridurre le disuguaglianze, finisca per ampliarle. 
Il ruolo dell’università diventa allora decisivo: luogo di formazione, ma anche di riflessione, condivisione e analisi critica della trasformazione digitale. “Sapienza può contribuire a formare non solo gli specialisti dell’AI, ma cittadini e decisori in grado di comprenderne le implicazioni, le opportunità e i rischi con piena consapevolezza”, conclude Catarci. “Perché l’intelligenza artificiale non deve essere soltanto potente, efficiente, ma più comprensibile, più governabile e soprattutto molto più orientata al bene comune”.

L’appuntamento è alla RomeCup 2026, dal 28 al 30 aprile, alla Sapienza Università di Roma e in Campidoglio. Rai News seguirà la manifestazione con un corner dedicato, per raccontare in tempo reale protagonisti, sfide, talk, competizioni e visioni sul futuro dell’innovazione.

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